Nel cuore più profondo della Lucania esiste un luogo in cui il folklore è materia viva, plastica, capace di rigenerarsi e farsi comunità. È Rapone, storicamente ribattezzato il “Paese delle Fiabe”: un avamposto antropologico dove il patrimonio immateriale delle leggende locali e le grandi narrazioni della tradizione europea si fondono, ridisegnando la topografia stessa del borgo. Qui l’antico bisogno umano del racconto si fa asse portante di una precisa visione di resistenza culturale contro lo spopolamento delle aree interne. Con l’inizio dell’estate, questo microcosmo si trasforma in un vero e proprio teatro a cielo aperto, un laboratorio di antropologia performativa. Il programma spazia dalle risonanze magico-religiose ed etnomusicali di Graziano Accinni con il suo “Canto Minimo” – un’indagine acustica sul devozionale lucano e l’immaginario collettivo – fino alle suggestioni barocche de Il Canto de li Cunti di Tato Russo, che attinge direttamente dal capolavoro seicentesco di Giambattista Basile, pietra miliare della novellistica occidentale. L’evento culminante della tre giorni sarà il “Percorso Incantato”: un’immersione sensoriale e performativa tra i vicoli del centro storico dove il teatro di strada della compagnia Prometheus dialogherà con l’artigianato e i sapori della memoria materiale, per poi sfociare nel rito collettivo del Gran Ballo delle Fiabe. Ne parliamo con il sindaco Felicetta Lorenzo.