Prosegue il viaggio della rubrica “L’arte di raccontarsi”, realizzata dall’Ufficio stampa della Giunta regionale della Basilicata e curata da Katia Mancusi con una puntata dedicata a Rossella Barbante giovane pittrice di origine lucana che dopo gli studi a Milano ha scelto di tornare in Basilicata dove vive e lavora con studio a Paterno.
Nel corso dell’intervista Barbante ha ripercorso la propria esperienza formativa e artistica raccontando come la pittura sia diventata progressivamente non solo una forma espressiva ma anche una scelta di vita e professione. Dopo un percorso iniziale di studi non artistici la decisione di trasferirsi all’Accademia di Brera ha segnato l’avvio di una pratica costante e consapevole culminata nella scelta di rientrare nel territorio di origine per esigenze sia pratiche sia legate al recupero di un rapporto diretto con la natura
Al centro della sua produzione vi è il rapporto tra natura e intervento umano indagato attraverso la lente dell’antropocene. La ricerca si sviluppa a partire dall’osservazione dei fenomeni contemporanei e si traduce in una riflessione sulla trasformazione degli equilibri naturali causata dall’attività dell’uomo. I lavori abbandonano progressivamente la dimensione figurativa per concentrarsi su dinamiche cromatiche e processi visivi che restituiscono una sintesi dei mutamenti ambientali
Le opere si caratterizzano per l’uso combinato di materiali e pigmenti naturali e artificiali in un dialogo che riflette il dualismo tra elemento organico e intervento umano. L’impiego di terre pietre legni e resine contribuisce a costruire superfici stratificate nelle quali il colore assume un ruolo centrale. La resina in particolare diventa elemento conclusivo e concettuale capace di coinvolgere lo spettatore chiamato a riconoscersi all’interno dello scenario rappresentato e a interrogarsi sul proprio rapporto con l’ambiente
Nel dialogo emerge anche una riflessione sulla percezione contemporanea delle immagini e sul rischio di una progressiva perdita di consapevolezza. Temi come l’anestesia estetica e la spettacolarizzazione del brutto attraversano la ricerca dell’artista che attraverso le sue opere propone una lettura critica del presente e invita a una maggiore attenzione verso le trasformazioni del paesaggio e della natura indotte dall’uomo.