La storia di Gianna Jessen inizia in una clinica della Planned Parenthood in California. Sua madre biologica, una ragazza di 17 anni, era al settimo mese di gravidanza e decise di sottoporsi a un aborto salino: l’iniezione di una soluzione di sale corrosivo nel sacco amniotico. Il feto avrebbe dovuto soccombere entro 24 ore a causa dell’ustione chimica. Gianna rimase nel liquido salino per circa 18 ore, ma nacque viva, anche se l’esposizione prolungata alla soluzione lasciò segni profondi sul suo corpo. I medici le diagnosticarono una paralisi cerebrale infantile causata dalla mancanza di ossigeno durante la procedura. “Mi hanno descritta come un fallimento. Ma in realtà, l’unico fallimento è stato quello dell’aborto”: così Gianna racconta la sua storia. E lo fa in giro per il mondo portando una testimonianza che è diventata inno alla vita. L’appuntamento è per il 15 maggio 2026 alle 18.30 nel cineteatro Don Bosco di Potenza su iniziativa del Centro di aiuto alla vita e Sinergie lucane.