“I dati del report AIFA e l’analisi della spesa sanitaria regionale non vanno letti come un mero dato contabile ma come la testimonianza di una scelta politica chiara, quella di garantire ai cittadini l’accesso alle terapie più innovative e servizi più efficienti”. È quanto dichiara l’assessore regionale alla Salute.
“Lo sforamento della spesa farmaceutica diretta è un fenomeno che riguarda quasi tutte le regioni italiane, causato dall’aumento dei costi dei farmaci salvavita, dalla necessità di somministrare cure ospedaliere sempre più avanzate e dall’aumento di pazienti cronici in una popolazione che invecchia. Per noi, la priorità resta il diritto alla salute, non faremo mai mancare un farmaco necessario ad un paziente lucano per far tornare un bilancio” spiega Latronico.
“Ma la sanità lucana non è fatta solo di farmaci. Abbiamo investito oltre 14 milioni di euro nel personale, con l’assunzione di 775 unità tra medici e comparto, per rafforzare i servizi e ridurre le liste d’attesa. A questo si aggiungono 3,7 milioni per dispositivi medici e il potenziamento delle prestazioni sociosanitarie. Soprattutto, la mobilità passiva si è ridotta di circa 6 milioni di euro negli ultimi due anni. I lucani ricominciano a curarsi nella propria terra perché il sistema finalmente risponde ai loro bisogni”.
In merito alla copertura del disavanzo, inizialmente stimato in 64 milioni e ridotto a 54 milioni grazie agli utili delle aziende sanitarie, Latronico chiarisce: “Abbiamo scelto una copertura straordinaria di 21 milioni derivanti dalle compensazioni ambientali (royalties) e una riallocazione selettiva delle risorse. Non è un ‘buco’, è una priorità costituzionale. Come ribadito anche dal presidente Bardi, il diritto alla salute è fondamentale e non può essere sacrificato esclusivamente per esigenze di bilancio così come stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale numero 195 del 2024”.
“La mancata copertura del disavanzo,” conclude Latronico “avrebbe significato un aumento delle tasse per le famiglie e un taglio dei servizi nelle aree interne. Noi abbiamo scelto la strada opposta, usare la ricchezza del territorio per proteggere le fasce più fragili”.