Divario salariale e condivisione dei carichi familiari. Sono alcuni dei temi affrontati dalla consigliera regionale di Parità della Basilicata, Ivana Pipponzi, ospite della rubrica Caleidoscopio, nel corso di un confronto dedicato alla condizione delle donne nel mondo del lavoro e nella società.
Nonostante l’elevato livello di istruzione femminile, persistono infatti ostacoli che incidono sulle opportunità professionali. Tra questi il gender pay gap, spesso legato alla difficoltà di conciliare tempi di lavoro e responsabilità familiari. “Oltre il 60 per cento del part time involontario riguarda le donne – ha spiegato Pipponzi – perché molte lavoratrici sono costrette a ridurre l’orario per gestire i carichi di cura. Questo si traduce in stipendi più bassi, minori contributi e pensioni più leggere”.
Per la consigliera di Parità è quindi necessario rafforzare le politiche di sostegno alla genitorialità e promuovere strumenti più strutturali. In questa direzione si inserisce anche la direttiva europea sulla trasparenza salariale, che l’Italia dovrà recepire entro giugno 2026 e che imporrà a imprese e pubbliche amministrazioni maggiore chiarezza sui dati relativi alle retribuzioni e alle condizioni delle lavoratrici.
Accanto alle disuguaglianze economiche resta centrale il tema della violenza di genere, che può assumere anche forme psicologiche ed economiche. “Talvolta – ha evidenziato Pipponzi – l’autonomia della donna viene limitata impedendole di lavorare o di avere una propria indipendenza economica”. Un fenomeno che si manifesta anche nei luoghi di lavoro, dove non mancano casi di molestie e discriminazioni. Molte lavoratrici chiedono informazioni e supporto, ma spesso rinunciano a denunciare per timore di ritorsioni o di perdere il posto di lavoro.
Infine il tema della condivisione dei carichi di cura. Secondo Pipponzi è necessario superare l’idea che la conciliazione tra lavoro e famiglia riguardi soltanto le donne. “Il cambiamento deve essere anche culturale – ha sottolineato – perché la genitorialità riguarda entrambi i genitori”. In questo senso incidono anche politiche aziendali e servizi come gli asili nido, ancora insufficienti in molti territori.
Per la consigliera regionale, investire sulla parità di genere e sul sostegno alle famiglie non è soltanto una questione di diritti, ma anche di sviluppo. “Le aziende che valorizzano i propri dipendenti e favoriscono la genitorialità migliorano il clima lavorativo e la produttività”.
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