Intervento di
Carmine Vaccaro, segretario regionale Uil Basilicata
La foto di Omran, il piccolo siriano ferito, intenerisce e al tempo stesso rafforza l’impegno, come sindacato europeo, a dare battaglia alla crisi economica, ma anche affrontare il problema dei migranti. Un impegno che muove dalla giornata di mobilitazione nazionale, promossa da Cgil, Cisl e Uil il 28 giugno scorso, con il presidio davanti la Prefettura di Potenza, per chiedere al Governo di estendere a 24 mesi il permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro. Per questo le proposte lanciate dal capo dipartimento immigrazione Mario Morcone per dare risposte di lavoro oltre che di accoglienza ai migranti è legata principalmente allo sblocco della situazione relativa ai permessi di soggiorno per attesa occupazione. Più volte abbiamo sollecitato il Governo a realizzare alcuni interventi utili a garantire la continuità dei titoli di soggiorno a seguito di perdita di occupazione e di una partecipazione alle iniziative di politiche attive per il lavoro conseguentemente alla presa in carico da parte dei Servizi per l’Impiego. Un impegno che muove dal documento della Ces (Confederazione Europea de Sindacati) in materia di migranti e rifugiati e che invoca: 1) una politica di asilo europea proattiva, che rispetti gli standard di protezione internazionali; 2) operazioni continue di salvataggio per evitare ulteriori morti in mare; 3) canali legali sicuri di immigrazione; 4) una revisione del regolamento di Dublino; 5) un sostegno allo sviluppo più efficace nei Paesi d'origine e leadership della Ue per riportare la pace nelle aree di conflitto; 6)servizi pubblici adeguati in materia di occupazione e alloggi; 7) centri ben equipaggiati di accoglienza e di esame delle richieste di asilo.
In diversi casi, le questure di importanti città hanno mancato di rinnovare il permesso di soggiorno a stranieri che avevano perso il lavoro, avendo esaurito i benefici del permesso per attesa occupazione o quelli derivanti dagli ammortizzatori sociali. In alcuni casi, viene rigettata addirittura la prima istanza di rinnovo per attesa occupazione se la Questura verifica che lo straniero è stato disoccupato già nei dodici mesi precedenti, quando era ancora titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. In altri ancora, pur in presenza di un contratto di lavoro di breve durata, le Questure tengono in sospeso l'istanza di rinnovo, in attesa che il contratto venga prorogato o, in alternativa, rilasciano un permesso di soggiorno della durata di pochi mesi. A tutto ciò si accompagna poi una difficoltà derivante dalla impossibilità attuale delle Questure di verificare i contributi relativi alle prestazioni lavorative “occasionali” che non compaiono nella banca dati INPS e che rischiano quindi di prorogare ulteriormente i tempi o addirittura sospendere la valutazione delle istanze. Vale la pena di ricordare come il lavoro nero (in molti settori produttivi) stia producendo situazioni di grave sfruttamento e sia spesso funzionale a fenomeni di tratta e lavoro forzato. Da qui la necessità di affrontare seriamente questo problema con l’adozione di provvedimenti legislativi atti a prolungare la durata del permesso per attesa occupazione (almeno a due anni) ed evitare che decine di migliaia di persone finiscano nelle mani del racket del lavoro nero e del grave sfruttamento. Ci strappiamo le vesti quando vediamo bambini (come Omran) morti sulla spiaggia, quando sentiamo di violenze sulle donne, però se queste persone arrivano in Italia e vanno nelle mani del caporalato non diciamo nulla. Non riusciamo a dare una risposta coerente. I rifugiati possono portare un importante contributo all'economia e al welfare dell'Europa, ma serve la parità di trattamento. Non ci possono essere lo sfruttamento e condizioni diseguali tra lavoratori.