Latronico: “Diritto alla salute per i detenuti”

Il convegno, organizzato dal Coordinamento Nazionale delle Organizzazioni per la Salute nelle Carceri Italiane, ha fatto il punto sull’assistenza sanitaria nelle carceri, a mezzo secolo dall'introduzione della riforma del 1975 incentrata sul concetto di rieducazione.

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Garantire la tutela della salute come diritto universale, superando ogni barriera fisica o sociale all’interno dei luoghi di privazione della libertà. L’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, è intervenuto oggi a Potenza nella Sala Inguscio al convegno “Distanze brevi sguardi lunghi – L’assistenza socio-sanitaria per le persone detenute e internate in Basilicata a 50 anni dall’ordinamento penitenziario riformato”.

Il convegno, organizzato dal Coordinamento Nazionale delle Organizzazioni per la Salute nelle Carceri Italiane, ha fatto il punto sull’assistenza sanitaria nelle carceri, a mezzo secolo dall’introduzione della riforma del 1975 incentrata sul concetto di rieducazione e dignità del detenuto.

“Il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione – ha dichiarato Latronico – non si ferma davanti alla reclusione. Il contesto carcerario è caratterizzato da una popolazione che invecchia e presenta tassi di patologie croniche superiori alla media. In Basilicata abbiamo risposto a questa sfida attraverso la Rete di Assistenza Sanitaria Penitenziaria Territoriale, che integra le risorse di Asp, Asm e del San Carlo secondo il modello organizzativo Hub e Spoke”.

La rete assicura i Livelli Essenziali di Assistenza attraverso cinque punti: la presenza di requisiti minimi tecnologici e ambulatoriali in ogni istituto detentivo; l’articolazione delle cure integrando i bisogni di salute con le necessarie misure di sicurezza e sorveglianza; l’equivalenza delle cure rispetto ai cittadini liberi; il rispetto dei circuiti di sicurezza, dall’alta sicurezza del 41-bis a Melfi alle sezioni per i collaboratori di giustizia a Matera e Potenza; l’ospedalizzazione mirata a tempo definito in reparti protetti dedicati, ottimizzando la sicurezza e riducendo l’impiego di unità della Polizia Penitenziaria nei piantonamenti esterni.

Una programmazione tradotta sul campo anche nelle campagne di prevenzione specialistiche effettuate negli scorsi mesi nelle strutture detentive di Matera, Melfi e Potenza in collaborazione con il terzo settore, l’Asm, l’Asp e l’Irccs Crob.

“La nostra estensione territoriale – ha concluso l’assessore – ci offre l’opportunità di applicare un modello assistenziale a scala umana, con un’attenzione prioritaria alla gestione dei farmaci, ai percorsi per le dipendenze, alla salute mentale e al contrasto del rischio suicidario in carcere. La tutela della salute all’interno degli istituti di pena non è un percorso isolato, ma un modello strutturale di prevenzione, equità e tutela dei diritti”.

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