Venerdì 10 luglio, alle ore 20.30, il Chiostro delle Monacelle di Matera ospita il concerto “Suoni dalla terra. Brasile e Mediterraneo a confronto”, nuovo appuntamento della trentesima edizione di VivaVerdi Multikulti, il festival promosso da Arterìa. Sul palco l’Aramà Trio, formazione composta da Giulia Aramà Carmentano (voce), Paolo La Ganga (chitarra) e Marco Catinaccio (percussioni e batteria).
Un repertorio, due sponde dello stesso mare culturale
Il concerto ripercorre alcuni dei brani più rappresentativi del percorso artistico di Giulia Aramà Carmentano insieme a classici della musica brasiliana, in un programma che affianca musiche di autori quali Rael Cordeiro, Felipe Cordeiro e Rena Galozzi a firme della canzone mediterranea come Joan Manuel Serrat e Totò.
Lo spettacolo dedica un passaggio anche alla terra lucana, con un’improvvisazione affidata ai cucù, le ocarine in terracotta, e agli strumenti bitonali che sono divenuti simbolo della città di Matera, in un intreccio diretto tra la tradizione popolare locale e il repertorio latinoamericano portato in scena dal trio.
Un ponte silenzioso tra due mondi
Il concerto dell’Aramà Trio, inserito nella sezione “Multikulti Oi Dialogoi” della rassegna, restituisce con naturalezza un’affinità tra mondi apparentemente distanti. Il Brasile, del resto, condivide con l’Europa mediterranea legami che affondano nella storia della colonizzazione: fu il Portogallo, potenza mediterranea per collocazione e cultura, a fondarne la lingua, di matrice neolatina, e a trasmettergli una tradizione cattolica che ancora oggi ne struttura il tessuto sociale e simbolico. A questo si aggiunge un dato fisico non trascurabile, l’affaccio sull’oceano Atlantico lungo migliaia di chilometri di costa, che nell’immaginario collettivo avvicina il paese sudamericano a un certo modo mediterraneo di abitare il mare, fatto di porti, scambi e culture che si mescolano. Non stupisce che, nel tempo, si sia fatta strada l’idea di un Brasile come possibile “Mediterraneo dell’America Latina”, un’immagine più evocativa che tecnica, ma capace di restituire bene la posizione del paese come cerniera naturale tra l’America Latina e l’area mediterranea, in virtù di quella prossimità linguistica, religiosa e climatica che nessun altro grande paese sudamericano condivide nella stessa misura. È esattamente questo il terreno su cui si muove il concerto di venerdì 10 luglio, che mette in dialogo le sonorità brasiliane con quelle mediterranee non come esercizio di stile, ma come racconto di una parentela culturale reale, per quanto poco raccontata.