C’è un’ombra sottile che attraversa i corridoi delle nostre università e le stanze delle case lucane. Non è la mancanza di ambizione, ma il contrario: il peso schiacciante di un futuro che viene percepito come un bivio senza ritorno. In una terra complessa come la Basilicata, dove restare o partire è già di per sé una scelta identitaria, il disagio psicologico dei giovani si manifesta spesso sotto forma di una paralisi silenziosa. Per comprendere le radici profonde di questo fenomeno e, soprattutto, per tracciare una via d’uscita che non isoli i ragazzi ma chiami a raccolta l’intera comunità, abbiamo incontrato Laura Sola, psicologa e psicoterapeuta da anni in prima linea sul territorio.
L’intervista che segue nasce da un’esplorazione sul campo – a partire dagli sguardi incrociati durante i recenti open day all’Unibas – e si sviluppa come un viaggio a tappe che ribalta una narrazione diffusa: la salute mentale delle nuove generazioni non è un problema privato da delegare esclusivamente agli specialisti, ma il frutto di un dialogo intergenerazionale che va urgentemente ricomposto.