“Per aver dato anima e parola alla sfuggente tensione di ciascuno di essere compreso e di comprendersi” questa, tra tante, la motivazione che ha portato il consiglio di Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi della Basilicata a conferire, ieri, al Maestro Luigi De Filippo figlio di Peppino la laurea honoris causa in Scienze Filosofiche e della Comunicazione”.Dopo i saluti della Rettrice Aurelia Sole onorata di ospitare l’attore, regista, drammaturgo e scrittore De Filippo ultimo erede depositario e custode della grande tradizione teatrale partenopea, è toccato al direttore del DISU Paolo Masullo leggere la motivazione della proposta di conferimento della laurea seguito dalla professoressa Patrizia Del Puente che ha invece declamato la laudatio.Assorta, commossa e attentissima la gremita platea dell’aula Quadrifoglio dellAateneo lucano, raccolta attorno al pilastro della tradizione teatrale partenopea che quando ha preso parola non ha nascosto la forte emozione specialmente dopo, il tributo, a sorpresa di due allieve della sua compagnia teatrale.Luigi De Filippo, esordendo , ha dedicato il titolo onorifico alle donne della sua vita: la moglie, la figlia e la nipotina presenti nell’aula.Una vita costellata da successi, aneddoti, sudate conquiste quella di Luigi ma basata sull’unione familiare, sui capisaldi del vivere civile e dell’esempio per gli altri.“Faccio teatro da più di 60 anni, ha esordito il Maestro nel suo discorso “Un cuore in palcoscenico”, non solo per passione ma per combattere l’ignoranza e recuperare i sentimenti e continuo a sostenere che occorre sempre studiare perché serve a conoscere la vita e la vita non si può amare se non la si conosce”.“Io e la mia famiglia, ha continuato abbiamo fatto di tutto per tenere in vita la tradizione teatrale da tre generazioni e per farla conoscere ai giovani: il teatro defilippiano non mai stato “digestivo”o di semplice intrattenimento ma di riflessione, imperniato attorno alla famiglia focolare di sentimenti. Io mi definisco attore per necessità e scrittore per vocazione perché appena sedicenne mi sono cimentato nella scrittura delle prime novelle che sottoponevo alla lettura di mio zio Eduardo e di mio padre Peppino. Sono stato tra l’altro autore di un romanzo a puntate “Lo sgarro” l’anno prima dell’uscita de “Il padrino”. Una sapiente osservazione sulle mille sfaccettature della vita , sul rapporto con i mezzi di comunicazione di massa come la tv che riesce soltanto a trasmettere la popolarità ma rimane un mero elettrodomestico e un occhio lucido sullo spaccato di Napoli, sua città natale.“La città delle contraddizioni, ha sottolineato, ma come un’ Araba fenice che ogni giorno si rigenera e dove l’unica cosa sicura è il dubbio”.Napoli come teatro permanente dove prendere spunto dal cittadino comune, da dialoghi improvvisati nei vicoli, dal vivere quotidiano e dall’ironia e dall’ospitalità che contraddistinguono chi vi nasce e chi la vive. E tra i grandi filosofi cui ha dato i natali come Vico e Croce, quello più rappresentativo rimane Pulcinella con la sua sagace verità. “Il teatro, conferisce una grande indipendenza, ha evidenziato De Filippo, ed è la sublime finzione sarà perché ci sono nato e cresciuto ma riesce a trasmettere tutte le belle emozioni e se questo non avviene vuol dire che non c’è stato teatro e quindi non c’è stata rappresentazione della vita”. “La fortuna per un artista, ha detto il neo dottore a conclusione della solenne cerimonia, non è essere popolare o essere riconosciuto per strada ma è riuscire a realizzare quello che ha nel cuore; solo allora egli può dire di essere arrivato veramente.” E nel ringraziare tutto il collegio accademico e i presenti per il titolo conferitogli e per aver potuto regalare un pò di sé, il Maestro De Filippo ha detto di custodire il ricordo del pomeriggio trascorso come tra i più cari della sua vita. bas 03