Per l’esponente della Sel nella giornata di mobilitazione indetta per domani “i lavoratori scendono in piazza per affermare con forza che non sono loro ad aver provocato questa crisi, però sono loro a doverne sopportare l’onere”
“La giornata di mobilitazione europea promossa per domani mercoledì 29 settembre dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces) per chiedere ai governi degli stati europei più spazio alle politiche per il lavoro e per lo stato sociale assume un significato particolare e tutt’altro che simbolico perché il conflitto sociale investe in Europa tutti i lavoratori e i ceti sociali più deboli”. E’ quanto sostiene il capogruppo di Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) in Consiglio regionale, Giannino Romaniello. “E’ evidente – aggiunge – che siamo di fronte a un passaggio cruciale. L’Europa da puramente monetaria vuole diventare un’unità economica e fiscale e comunque ben lontana dall’Europa sociale e solidale che sappia garantire lavoro, formazione, retribuzioni, protezione sociale e servizi pubblici a carattere universale, alla quale guardano i lavoratori. Non a caso si parla oramai da tempo di una “finanziaria” europea. Solo che la cessione della sovranità nazionale da parte dei singoli membri avviene nel quadro di una politica economica di destra, esasperatamente, quanto dannosamente rigorista”.
“I lavoratori del vecchio continente, dunque, domani scendono in piazza, per affermare con forza che non sono loro ad aver provocato questa crisi, però sono loro a doverne sopportare l’onere. I numeri – continua Romaniello – parlano chiaro: ci sono 23 milioni di disoccupati nell’Ue, altri milioni che lavorano in impieghi precari, mentre crescono le tensioni sociali a causa del tentativo di ridurre il lavoro da specifica attività umana alla condizione di merce tra le merci, alla vita intera messa al lavoro. La crisi dunque, assume significati ed utilizzi diversi a seconda di chi la affronta e di come si affronta. La crisi diventa per la direzione della Fiat l’opportunità di rafforzare il proprio potere, annullando l’altra composta da chi è costretto a lavorare dentro una fabbrica per vivere con un salario che è 400 volte inferiore a chi dirige. Gli effetti della crisi sulla pelle dei lavoratori, da Pomigliano a Melfi, dei precari delle scuole e delle università senza finanziamenti, dallo smantellamento del welfare alla privatizzazione dell’acqua, sono in realtà il prodotto preciso dell’utilizzo che di essa viene fatto da una parte, quella di chi è ai vertici, delle aziende, dei governi, delle istituzioni europee, delle banche su base locale e globale. In questo quadro è urgente trovare il nostro modo di ‘utilizzare’ la crisi, di immaginare delle vie d’uscita che per essere efficaci, devono non solo permetterci di resistere ma anche di immaginare un’altra società, un altro modello di sviluppo e di consumo, un altro modo di vivere incentrato su valori e diritti capaci di essere rinnovati invece che cancellati”.
“Per questo sono importanti le proposte della Ces per investimenti a prevalenza di capitale pubblico su nuove tecnologie sostenibili, per misure finalizzate ad aiutare i giovani, che sono fortemente colpiti dalla recessione, e investimenti nei sistemi di welfare, nella sicurezza sociale e nelle pensioni. Vogliamo sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, di modo che si possa alimentare la domanda di beni e servizi. Per questo siamo dalla parte del sindacato europeo – conclude Romaniello – che vuole che i lavoratori europei si mobilitino, riprendano fiducia, lancino un’offensiva contro l’austerity".