Vaccaro (Uil): necessario rilancio di un partenariato moderno

Il segretario generale della Uil Basilicata, Carmine Vaccaro, in una nota dice che “a livello nazionale, dentro l’agone politico e dentro il sindacato, è in corso una riflessione sul ruolo della concertazione sociale e, più in generale, dei corpi intermedi di rappresentanza sociale. Una profonda riflessione interna che cambierà il sindacato, modernizzandolo. E’ la fase che l’impone e non certo i tanti maestri che vorrebbero dall’esterno modificarlo senza crearsi troppi problemi su questioni come quella dell’autonomia dei soggetti sociali e su materie delicatissime come la rappresentanza. Un contributo di sicuro interesse è quello preparato dalla Uil nazionale a Bari sui temi del Mezzogiorno il 17 settembre”.
“Vorrei dire con forza – continua Vaccaro – che se il dibattito produrrà formule e novità ancora in valutazione, ci sono invece punti fermi che vanno rispettati e che costituiscono già un terreno comune di programmazione condivisa e di crescita sociale. Mi riferisco al rispetto delle regole di partenariato economico e sociale nell’ambito dei fondi europei. Queste regole ci sono già e non fanno parte della sfera di arbitrio della Regione Basilicata. Sono fissate dentro regolamenti comunitari e sono considerati cogenti, per chi intenda utilizzare i fondi del prossimo ciclo 2014-2020. Il regolamento 1303/2013, che norma l’utilizzo dei fondi strutturali, specifica che il partenariato include le parti economiche e sociali, e va esplicato in tutte (sottolineo il “tutte”) le attività di preparazione e attuazione dei programmi, anche (e quindi non solo) attraverso la partecipazione ai comitati di sorveglianza dei programmi”.
“Il codice di condotta sul partenariato, adottato nel 2014 – prosegue il segretario della Uil lucana – chiarisce ulteriormente, per chi non avesse capito, che il partenariato implica una stretta cooperazione tra autorità pubbliche, parti economiche e sociali e organismi che rappresentano la società civile a livello nazionale, regionale e locale nel corso dell’intero ciclo del programma. Il partenariato deve esistere e manifestarsi nella preparazione, attuazione, sorveglianza e valutazione del programma”.
Quanto alla “preparazione” del programma, Vaccaro sostiene che “il coinvolgimento è stato minimo e perlopiù formale. Adesso siamo nella fase di attuazione del programma, e dobbiamo constatare, con rammarico, che le scelte verso le quali si orienta la Regione continuano ad essere improntate alla esclusione del partenariato economico e sociale. Un esempio lampante è dato dalle scelte fatte in materia di attivazione degli strumenti di sviluppo locale dentro il Po Fesr. Secondo il Regolamento 1303/2013, lo sviluppo locale può essere attivato, a scelta del programmatore, tramite due strumenti, l'Iti oppure il Clld”.
“La differenza essenziale fra queste due procedure – mette in chiaro Vaccaro – è nel livello di coinvolgimento delle parti economiche e sociali. Nel senso che il secondo strumento, come da accordo di Partenariato, è utilizzato per reclutare nella progettazione dello sviluppo locale anche intelligenze esterne alla Pa, mediante la costituzione di un'agenzia di sviluppo locale, il GAL, che includa anche gli interlocutori sociali. L'Iti, al contrario, è utilizzato per escludere formalmente detti interlocutori dal processo progettuale, prevedendo, in luogo dell'agenzia di sviluppo, un accordo negoziale meramente fra Adg regionale e Comuni coinvolti. L'impostazione data agli Iti dal Po Fesr prevede un'attività di coprogettazione in cui partecipano soltanto l'Adg Fesr ed i Comuni coinvolti, con l'eventuale partecipazione del Comitato tecnico aree interne. La Regione ritiene evidentemente di poter fare a meno di contributi propositivi provenienti da chi, lavorando capillarmente dentro le imprese, conosce ed opera nel territorio? Qui tocchiamo un tema molto più generale. Ha ragione il Presidente Pittella nel lamentare, pubblicamente, l’allentamento dei vincoli di coesione sociale dentro la collettività regionale. Allora per essere conseguenti occorre che il contrasto a questo allentamento passi per il coinvolgimento di chi, rappresentando fasce consistenti di lavoratori e cittadini, può contribuire a fermare ed a modificare questa pericolosa deriva di sfilacciamento, ed individualismo associato a disperazione, che può diventare una bomba sociale con effetti deflagranti estremi”.
Vaccaro aggiunge: “Siamo sicuri che il prodotto di una intelligenza tutta interna alle istituzioni sia migliore del prodotto di una intelligenza più allargata? Stiamo vivendo una fase, forse inevitabile, nella storia del nostro Paese, in cui, come reazione ad un immobilismo ingiustificabile di tanti anni, si sta confondendo l’efficienza con la velocità decisionale. I due concetti sono invece molto diversi fra loro. L’efficienza è la massimizzazione della qualità di un risultato stanti gli input iniziali, fra i quali anche il tempo. La velocità è la minimizzazione del tempo di realizzazione di un risultato, senza tener conto della sua qualità. Noi abbiamo bisogno di risultati di qualità, in grado di dare risposte reali, non risposte qualsiasi, ai bisogni della nostra comunità. Insomma abbiamo l’urgenza di un vero, solido corso riformista delle cose, coerente e riconosciuto come tale dalla gente. Per tutto questo, e non certo per bisogni di visibilità meramente formale, lancio un appello al Presidente della Regione, per il ripristino di un meccanismo di concertazione sociale reale, sostanziale, basato su un ascolto continuo e su una progettualità condivisa, che individui non solo il luogo ed appuntamenti meramente formali (ad es. le riunioni del Comitato di Sorveglianza per quanto riguarda i fondi strutturali) ma meccanismi sostanziali di confronto, progettazione, valutazione e verifica su obiettivi comuni. Ad iniziare da un coinvolgimento sulla progettazione degli ITI, così come delle azioni del PO FESR sulle aree di crisi industriale. Non è concepibile che il radicamento di rappresentanza sindacale del lavoro possa essere ignorato quando si definiscono gli strumenti che, sul territorio, si propongono di migliorare le condizioni del lavoro e della società”. “Evidentemente, se questo nostro appello non sarà accolto – dice ancora – non potremo certo abdicare ad una missione sociale di un sindacato riformista, che sa di poter difendere la sua rappresentanza sociale soltanto nel quadro di processi più generali di sviluppo. In una prima fase, coinvolgendo le altre forze sindacali come soggetti autonomi di sviluppo, ascolteremo i territori, i sindaci ed i cittadini, per costruire una nostra proposta di progettazione degli ITI, ivi compresi quelli delle due aree urbane. Presenteremo tale proposta ufficialmente, in sede di Comitato di Sorveglianza, all’istituzione regionale ed alla Commissione Europea. E naturalmente – conclude Vaccaro – si tratta solo di un primo passo verso una proposta complessiva di attuazione, monitoraggio e valutazione delle risorse della programmazione europea, che avanzeremo proprio nello spirito del richiamato codice di condotta europeo sul partenariato”.

BAS 05

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