Per il capogruppo di Sel la decisione della Corte Costituzionale “segna la vittoria della democrazia e del popolo del referendum che si è pronunciato con chiarezza proprio sulla gestione pubblica dell’acqua”
“Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 della Finanziaria-bis 2011 che disponeva la possibilità per gli enti locali di liberalizzare i servizi pubblici, si impone una riflessione, innanzitutto politica, oltre che di natura istituzionale, sull’attuale sistema di governance delle risorse idriche lucane”. E’ quanto sostiene il capogruppo Sel in Consiglio regionale Giannino Romaniello sottolineando che “il pronunciamento della Corte Costituzionale segna non solo la vittoria della Regione Puglia (che aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale degli articoli 3 e 4 del cosiddetto ‘decreto di ferragosto’) ma della democrazia e del popolo del referendum che si è pronunciato con chiarezza proprio sulla gestione pubblica dell’acqua”.
“La sentenza – afferma Romaniello – riconosce alle Regioni la competenza di affidare ad enti pubblici o ad enti in house la gestione dei servizi pubblici e, cosa ancora più importante, è la motivazione della sentenza secondo la quale le norme sono in contrasto con l’esito referendario. Ma c’è di più: come ha osservato il presidente della Regione Puglia Vendola la sentenza della Corte Costituzionale si configura come un preavviso di incostituzionalità dell’art 4 del decreto legge sulla spending review che mira a fissare gli stessi identici limiti sulle società in house, contenuti nelle norme oggi abrogate. Per questo la Regione Basilicata deve associarsi alla richiesta della Regione Puglia di chiedere che il Parlamento ne prenda atto immediatamente, cancellando questo obbrobrio dell’art 4 che ha come unico effetto la disoccupazione per migliaia e migliaia di lavoratori delle società in house".
“Quanto alla gestione delle risorse idriche la politica avviata con l’Accordo di Programma fra Puglia e Basilicata con una visione condivisa, a partire dal giusto riconoscimento del diritto universale all’acqua – continua il capogruppo di Sel – è l’unica strada per chiamare tutti, chi la produce (il territorio lucano) e chi la usa (pugliesi, lucani, calabresi) a compartecipare ai costi per implementare la capacità di accumulo, attraverso interventi mirati nei territori a monte degli invasi, risarcire le comunità a cui sono sottratti ampi territori per la realizzazione di opere ed infrastrutture idriche. Per noi non ci possono essere più enti a gestire la risorsa acqua e va accelerato il progetto immaginato da Basilicata e Puglia di individuare una società interamente pubblica con maggioranza attestata alla Regione Basilicata, l’ente gestore delle dighe e delle grandi reti idriche”.
“L’Accordo del 1999 – conclude Romaniello – è stato un primo atto per affermare il metodo di federalismo solidale che allora condividemmo; un metodo ed una pratica di governo non solo sulla ‘risorsa acqua’ bene comune e di tutti ma che anche su reti, energia e modelli di welfare andrebbero implementati per ridare centralità al Mezzogiorno”.
Il capogruppo di Sel ricorda infine la mozione presenta in Consiglio con le adesioni dei consiglieri Mazzeo Cicchetti (Idv), Vita (Psi), Singetta (Api), Santochirico, Braia e Dalessandro (Pd) tesa a “promuovere il valore universale ed inalienabile dell'acqua; ad intraprendere tutte le azioni opportune al fine di garantire il carattere pubblico dell'acqua come bene e diritto universale; ad attivarsi in tutte le sedi opportune, ivi compresa la Conferenza Stato – Regioni, per favorire l'adozione di misure tese a restituire la gestione del servizio idrico al pieno controllo delle comunità locali; a mantenere l’attuale sistema di gestione pubblica regionale del servizio idrico implementando le iniziative finalizzate al miglioramento ed al rafforzamento della rete di distribuzione dell’acqua al fine di contenere la tariffa, anche attraverso l’applicazione di tariffe agevolate per le fasce di reddito più basse”.