Precari sanità, Polese (IV): Ancora nessuna risposta

Il riferimento del consigliere è all’Odg approvato in Consiglio. “Non si perda tempo su questione così importante, tanto più che sono state approvate leggi regionali e nazionali che ora devono solo essere applicate”

“La stabilizzazione dei precari della sanità è tema straordinario e urgente che non va sottovalutato e rinviato tanto più che sono state approvate leggi regionali e nazionali che ora devono solo essere applicate”. Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata, Mario Polese di Italia Viva che ricorda: “Sono trascorsi già oltre 20 giorni dall’approvazione in Consiglio regionale dell’Ordine del giorno su ‘Personale sanitario emergenza Covid – proroga contratti e vigilanza stabilizzazioni’ ma ancora non ci sono atti e azioni in questa direzione. La questione continua a restare ferma nonostante interessi centinaia di lucani. Eppure, sia l’articolo 7 della Legge regionale del 2021 e sia il comma 268 della legge di stabilità nazionale prevedevano misure per prorogare i rapporti di lavoro a tempo determinato, del personale sanitario impegnato durante l’emergenza Covid fino ad un massimo di 36 mesi con la successiva stabilizzazione a tempo indeterminato”.

Polese ricorda che, in particolare, nell’Ordine del giorno si impegnava il presidente della Giunta regionale Vito Bardi a “Invitare gli enti e le aziende del Servizio sanitario regionale a prorogare, ulteriormente, i contratti, a tempo determinato, del personale sanitario impegnato per l’emergenza Covid, onde continuare ad assicurare la continuità di servizio durante l’attuale fase transitoria e a vigilare che le stabilizzazioni a tempo indeterminato previste dalle leggi avvengano celermente”.

“Tanto più – sottolinea il consigliere – che si rischia una disparità tra precari visto che secondo notizie ufficiali alcuni enti del Servizio sanitario regionale avrebbero già provveduto alle proroghe dei contratti a tempo determinato per le successive stabilizzazioni mentre altri enti non avrebbero ancora provveduto nemmeno alle proroghe. Si tratta di un atto dovuto nei confronti di centinaia di operatori sanitari che hanno messo a rischio la loro incolumità durante l’emergenza pandemiche e che oggi hanno i requisiti per vedersi riconoscere un diritto. Non si perda altro tempo”. 

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