Mattia: tra i 170 e i 175mila lucani a rischio povertà

Lo sottolinea il vicepresidente del Consiglio regionale commentando il rapporto Istat e Cnel

&ldquo;Se la crisi nel Paese complessivamente sta mostrando tutti i limiti del sistema di welfare, secondo il rapporto dell&rsquo;Istat e del Cnel, tra i 170 e i 175 mila lucani sono &lsquo;a rischio povert&agrave;&rsquo; e tra i 130 e i 132 mila lucani &lsquo;vivono in famiglie con grave deprivazione materiale&rsquo;. Sono dati che richiedono una riflessione non formale e che avvertono che la famiglia non riesce pi&ugrave; a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale a difesa dei pi&ugrave; deboli: minori, giovani e anziani&rdquo;. E&rsquo; quanto sostiene il vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Mattia (Pdl), sottolineando che &ldquo;tra 2009 e 2011 la situazione si &egrave; deteriorata: la percentuale di persone che vivono in famiglie con grave deprivazione materiale in Basilicata &egrave; cresciuta dal 9,4% del 2009 al 24% del 2011 e la percentuale di persone a rischio di povert&agrave; &egrave; passata dal 25,5% del 2010 al 31,7% del 2011. Tutto ci&ograve; mentre la disuguaglianza del reddito (il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% pi&ugrave; ricco della popolazione e il 20% pi&ugrave; povero) &egrave; salita. Ancora, il 9,5% degli uomini e il 10,5% delle donne della popolazione regionale vivono in famiglie dove nessun componente lavora o percepisce una pensione&rdquo;.<br />&ldquo;Credo che limitarsi a discutere di riforma del Programma COPES (Cittadinanza Solidale) e quindi della proroga di qualche mese decisa dalla Giunta regionale a favore di 2.200 cittadini &ndash; continua Mattia &ndash; sia fortemente riduttivo specie alla luce del quadro tracciato dall&rsquo;Istat e dal Cnel sull&rsquo;indicatore definito di benessere sociale. Basti pensare che le persone che vivono nella nostra regione in situazioni di sovraffollamento abitativo, in abitazioni prive di alcuni servizi e con problemi strutturali, al 2011, &egrave; pari al 7,5%. Il nostro si caratterizza dunque come un Paese attraversato da &lsquo;forti disuguaglianze sociali&rsquo; e incapace di offrire a tutti i giovani la possibilit&agrave; di &lsquo;un&#39;istruzione adeguata&rsquo;, dove ai forti divari territoriali si accompagnano sfiducia verso gli altri, aumento della povert&agrave; e qualit&agrave; del lavoro in peggioramento per via della crisi&rdquo;.<br />&ldquo;Risposte alle esigenze di vita quotidiana delle nostre popolazioni &ndash;conclude &ndash; sono perci&ograve; ancora pi&ugrave; urgenti e necessarie&rdquo;.<br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;

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