Marchese (Direr SiDirSS) scrive al presidente della Regione

"Egregio signor presidente, abbiamo letto le sue dichiarazioni pubblicate sabato 24 marzo sul Quotidiano di Basilicata, relativamente alla presentazione del suo programma di fine mandato. Lei parla di una parte della dirigenza regionale, lei attribuisce a costoro l’opera di disfare una tela di Penelope… dichiara che sono “cinghie di trasmissione che non funzionano”, parla di una parte della dirigenza che non è stata all’altezza della sfida amministrativa da lei proposta, fa riferimento ad una burocrazia a servizio e all’ombra della politica da cui sarebbe stata servita. A chi si riferisce, signor presidente?" E' quanto dichiara in una lettera inviata al presidente della Regione Basilicata Enrica Marchese della Federazione Dirigenti e Direttivi – Enti territoriali e sanità Area Direr siDirSS Basilicata.
"In genere è pratica diffusa – prosegue la stessa Marchese – trovare il capro espriatorio, è più semplice e di effetto! Trattandosi di dirigenti, poi, è d’obbligo… Sparando contro un mucchio imprecisato di persone di varia storia e provenienza, pare che non voglia esercitare la sua prerogativa nell’individuare i responsabili e sanzionarli…. Se si riferisce a quella parte di burocrati che lavora duramente, consapevole dell’onore di occupare un posto pubblico e di doversi assumere quotidiane responsabilità, che può permettersi di non vivere all’ombra di nessuno, di puntare i piedi e di dire no, consapevole del rischio di ingiustificate rotazioni o di mancati incarichi, ebbene stiamo parlando di quella parte di dirigenti che crede ed attua quell’autonomia amministrativa tanto sbandierata dalla cosiddetta “riforma” –  Bassanini” del 1997. E’, forse, la divisione delle responsabilità tra potere politico ed amministrativo prevista dalla Bassanini che non è ritenuta più attuale ed efficace dal pensieri politico moderno? La “riforma” prevedeva che le Pubbliche Amministrazioni potessero dotarsi di figure manageriali di spicco con un bagaglio di esperienza notevole da utilizzare per innovare e apportare nuova vitalità. Da quella data il potere politico ha utilizzato questa “possibilità” in modo frequente e sistemico. Non ha anche Lei affidato a questo tipo di soggetti gli incarichi dirigenziali più prestigiosi, i cosiddetti “ruoli chiave”? A nostro avviso, Lei, che ha, invece, posto in essere alcune azioni in discontinuità con il passato, avrebbe dovuto arrestare l’opera di disfacimento di quella parte burocratica considerata non dotata di “fantasia amministrativa”.  Avrebbe dovuto ascoltare i richiami, che venivano da più parti, di dotarsi di una seria struttura organizzativa che potesse assolvere ai compiti difficili e complessi che si andavano delineando. Da quanto tempo – chiede Marchese – la Regione non bandisce più un concorso per l’assunzione di nuovi dirigenti? Abbiamo assistito, in questi anni, alla sostituzione di dirigenti mancanti attraverso l’adozione diffusa dell’istituto dell’“interim”, interim affidato (contro norma) prevalentemente ai Dirigenti Generali. Sottovalutando il fatto che, senza nulla togliere alle capacità individuali, da parte di chiunque sarebbe stato difficile riuscire a sostituirsi a una struttura organizzativa carente. Si è sottovalutato anche il fatto che molte funzioni di rilievo fossero affidate al cosiddetto gruppo di assistenza tecnica dei vari Programmi Operativi, costituito da alte professionalità, le quali però non appartenendo alla organizzazione regionale (pur se precari da oltre 15 anni), non possono firmare gli atti che producono e, quindi, non possono assumerne la responsabilità e, quindi, sentirsi parte di un processo amministrativo complesso.  Di quale macchina amministrativa stiamo parlando, se abbiamo assistito al disarmo della P.A.?  Ma a chi di costoro a consegnato le chiavi dell’amministrazione? Chi non ha saputo interpretare il suo linguaggio politico?
Non c’entra forse il fatto che questo territorio si è impoverito sempre più di giovani ambiziosi e capaci, non c’entra forse il fatto che il sistema finanziario regionale consente il pagamento delle spettanze fino al mese di febbraio – marzo e poi si deve procedere con una “selettività” economica dannosa per l’intero territorio?
In questi anni sono state compiute, senza ostacolo alcuno, tutte le modifiche organizzative scaturite dalle indicazioni della politica e tutte le rotazioni volute, senza che si generasse funzionalità, efficienza ed efficacia. Per cui qualcosa non torna, non sarà che si è semplificato concettualmente o addirittura svilito il ruolo dirigenziale?
La politica – conclude Marchese – avrebbe dovuto avere il coraggio, e lei in alcuni casi ha dimostrato di averlo, di riuscire a cambiare il sistema di selezione della classe dirigente, non più asservita al perseguimento del consenso, ma basato sulla individuazione delle competenze, secondo le forme della pubblica selezione, non solo professionali, ma soprattutto dirigenziali, finalizzate cioè alla capacità di ingegnerizzazione delle visioni politiche in piena autonomia, salvo poi risponderne effettivamente e concretamente.
Questo sarebbe il serio segno di cambiamento e di svolta, auspicato da tutti, lavoratori della pubblica amministrazione e cittadini. Quando un sistema perde, egregio Presidente, perdiamo tutti. Pertanto, le rinnoviamo la richiesta di ascoltare le forze sindacali e, quindi, anche quella che rappresenta la stragrande maggioranza della dirigenza regionale in occasione dell’eventuale proposizione di un disegno riorganizzativo della macchina regionale. Infine, le auguriamo che le prossime festività pasquali portino pace e positività".

Bas 05

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