Le troppe sagre che, in tantissimi casi hanno solo come “specchietto per le allodole” un prodotto alimentare e molte volte senza collegamento con la produzione locale (si pensi solo alle sagre-festa della birra, del wurstel, dell’hamburger) nuocciono agli esercizi di ristorazione locale perché sono a tutti gli effetti “concorrenza sleale”.
E’ il parere della Confesercenti che ha definito una strategia che va dal menu “anti-sagre” con buffet illimitato a pranzo e a cena a prezzi decisamente concorrenziali a quelli delle sagre (oltre ai già diffusi menù a prezzo fisso 8-10 euro), alla proposta di un tavolo di lavoro comune con l’Unpli, l’Unione provinciale delle Pro Loco, Comuni, Regione e Apt, per dare attuazione alla Carta dei valori. La Carta altro non è che il decalogo che fissa le caratteristiche da dare alle sagre vere, quella di tradizione, quelle degne di essere appoggiate e differenziate da quelle “commerciali” con il marchio di qualità delle 3S: ovvero “sagre sicure e sostenibili”.
"Il lavoro di classificazione delle sagre deve essere rigoroso – ricorda Prospero Cassino, presidente Confesercenti – e poi va definito il periodo massimo di durata delle manifestazioni. Le amministrazioni comunali vanno invitate ad autorizzare, a dare il patrocinio e a sostenere magari con un contributo soltanto quegli eventi certificati 3S, perché anche la sagra della pizza non si può affidare a chi non è pizzaiolo".
"Un fenomeno quello delle sagre – spiegano alla Confesercenti – che sempre più si configura come una concorrenza sleale nei confronti della categoria della ristorazione che è gravata da spese e dal fisco. Ben consapevoli che la normativa mette sagre e feste paesane al riparo da efficaci strumenti di controllo fiscale”.
bas 07