Colori e forme per la Pediatria del San Carlo

L’Associazione ABIO Potenza, da sempre impegnata nel sostegno ai bambini ricoverati e alle loro famiglie, promuove un progetto di "umanizzazione pittorica" su richiesta del reparto ospedaliero. Ne parliamo con Stefania Labriola durante la puntata di Caleidoscopio.

C’erano una volta le pareti bianche, quelle che sanno di disinfettante e di attese troppo lunghe. Oggi, in quel lembo di ospedale dove la fragilità si fa più tenera, quelle stesse pareti hanno smesso di restare in silenzio per mettersi a cantare la lingua dei bambini. È il miracolo laico che si è compiuto nella Pediatria del San Carlo di Potenza, dove l’Abio ha deciso che la cura non passa solo per lo stetoscopio, ma anche per la punta di un pennello. L’attacco al grigiore è partito da una richiesta diretta del reparto, un appello a cui l’associazione ha risposto con una vera e propria chiamata alle armi della bellezza. Per farlo sono serviti l’entusiasmo e la mano ferma degli studenti del Liceo Artistico “Walter Gropius”. Ragazzi che, sotto la guida della professoressa Annarita Caporusso, hanno svestito i panni degli alunni per diventare artigiani di sogni, trasformando i corridoi in un immenso fondale marino. Tra coralli, guizzi di pesci colorati e la quiete blu degli abissi, il mare è entrato in corsia per cullare le paure di chi si trova lì a lottare contro un malanno. Non è solo un esercizio di stile: è un progetto di “umanizzazione” che ricorda a tutti noi come un ambiente accogliente possa spostare l’orizzonte emotivo di un piccolo paziente e della sua famiglia, rendendo meno amaro il tempo del ricovero.

In questa storia che profuma di impegno e di vernice fresca, la vera forza sta nella capacità di aver fatto squadra. C’è il volontariato dell’Abio che ha tessuto la trama, c’è la scuola che ha regalato il talento, e c’è un’azienda ospedaliera che ha saputo abbassare le difese della burocrazia per accogliere l’entusiasmo. È la dimostrazione plastica che quando le istituzioni e il cuore dei cittadini battono all’unisono, il risultato è un’opera che resta. Il San Carlo oggi è un po’ meno ospedale e un po’ più casa, perché in quel mare dipinto, tra una bolla di sapone e una pinna che sbuca dal muro, c’è spazio per la cosa più preziosa di tutte: la fantasia che non si arrende.

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