Riflessione e arte sul valore della vulnerabilità

Venerdì 17 aprile, alle 18, la cornice del Covo degli Artisti (Via Maratea, Potenza) ospiterà l’evento dal titolo “Fragili ma veri”. Un appuntamento che si propone di esplorare le sfumature della condizione umana, tra fragilità interiore e autenticità. Un'iniziativa di Sinergie lucane.

Venerdì 17 aprile 2026, alle 18, la cornice del Covo degli Artisti (Via Maratea, Potenza) ospiterà l’evento dal titolo “Fragili ma veri”. Un appuntamento multidisciplinare che si propone di esplorare le sfumature della condizione umana, tra fragilità interiore e autenticità, attraverso il dialogo tra esperti, testimonianze e momenti artistici. L’iniziativa, sostenuta da Sinergie Lucane e Banca Monte Pruno, vedrà il coinvolgimento di diverse professionalità per offrire uno sguardo trasversale sul tema della vulnerabilità nella società contemporanea.

Il dibattito entrerà nel vivo con i contributi di Desirée De Salvo, psichiatra; Brigida Tirone, insegnante; Marianna Lo Sasso, sociologa e counselor; don Giuseppe Ferraiuolo, parroco e Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano. I lavori saranno coordinati e moderati dalla giornalista Afra Pace. Ad arricchire l’incontro saranno i momenti dedicati alla parola e alla creatività. Le letture saranno affidate a Lucia Sabia, mentre la partecipazione artistica vedrà protagonista Serena Lotito, rendendo l’evento un’esperienza immersiva non solo per la mente, ma anche per lo spirito. “Fragili ma veri” rappresenta un’occasione preziosa per la comunità di Potenza per fermarsi a riflettere su quanto la fragilità, se riconosciuta e accolta, possa diventare un punto di forza e di autentica connessione con l’altro.

“Il nome scelto per questo evento – spiega Noemi Mecca di Sinergie lucane, ospite di Caleidoscopio – è l’istantanea della realtà che vogliamo raccontare: fragili ma veri, due aggettivi in contrapposizione che rivelano l’identità dei nostri ragazzi oggi, preadolescenti e adolescenti. Esiste verità e bellezza nella fragilità, c’è bisogno di uno sguardo attento sul loro mondo per costruire un dialogo profondo, una relazione d’aiuto che non li faccia sentire soli e isolati, che dia loro uno spazio senza giudizio perché possano sentirsi accolti, ascoltati pienamente. Diciamo ai ragazzi – aggiunge Mecca – che possono tendere la mano per cercare un’altra mano già tesa verso la loro per afferrarsi a vicenda, la fragilità è un atto di coraggio, di consapevolezza di sè, di presa di coscienza che le ferite emotive esistono e possono essere affrontate, superate. I giovani sono coraggiosi e hanno bisogno di superare il silenzio del loro disagio sapendo di avere una rete di protezione che permetta loro di uscire fuori senza cadere nel vuoto. Crediamo nella sinergia tra la famiglia e la scuola, gli ambienti di primo contatto dei ragazzi ma anche – conclude Mecca – tra le professionalità quali educatori, riferimenti spirituali, psicologi, counselor, psichiatri”.

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