“Quando i titolari di impresa manifestano per ottenere un sacrosanto diritto quale il pagamento di crediti per lavori eseguiti, come è accaduto oggi a Matera con l’iniziativa di protesta delle imprese subappaltatrici e fornitrici dell'azienda Intini di Bari, che ha gestito nei mesi scorsi i cantieri della Bradanica, il sindacato dei lavoratori del comparto costruzioni non può che condividerne le motivazioni”.
E’ quanto sostengono in una nota congiunta Feneal-Uil Basilicata e Feneal-Uil Matera sottolineando che “il fronte unitario imprese-sindacati confederali edili è nato il primo dicembre 2010 con la manifestazione nazionale di Roma che ha segnato una tappa storica nelle relazioni tra le parti sociali. Del resto, solo qualche settimana fa, gli Stati Generali, composti da Alleanza delle Cooperative Italiane, Ance Basilicata, Confapi Matera, Confapi Potenza, Confartigianato, Cna, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno condiviso la necessità di rilanciare l’iniziativa e l’azione facendo leva sull’insieme degli interventi e delle misure proposte in un documento per affrontare i nodi della grave crisi che sta attraversando l’edilizia e l’insieme del comparto delle costruzioni nella regione. E la causa principale della crisi – aggiungono le strutture regionale e provinciale della Feneal – è senza alcun dubbio rappresentata dai ritardi nei pagamenti alle imprese che ovviamente si ripercuotono direttamente sui ritardi per la corresponsione dei salari degli operai sino a procurare, in molti casi, l’interruzione dell’attività dei cantieri. L’anello più debole continua ad essere il sistema del subappalto che già sopravvive per margini di utili molto risicati e di fronte al continuo rinvio del trasferimento di finanziamenti dovuti non riesce più a reggere. A tutto ciò – si legge nella nota sindacale – si aggiungono normative burocratiche e giuridiche che di certo, proprio come nel caso dei lavori della Bradanica, non facilitano alcuna soluzione. Del resto, non si può dare torto agli imprenditori quando affermano che non possono essere scambiati per “benefattori” nel senso che non possono sostituirsi allo Stato nel finanziare opere pubbliche".
bas 07