“Vivere, ritornare in Lucania: un dibattito che affascina chi non c’è”
“Ho seguito con un certo distacco il dibattito in corso su ‘Il Quotidiano’ dopo che la ‘lucana’ Dora Albanese lo ha inconsapevolmente avviato nelle scorse settimane. Un senso di repulsione prima. Un senso di vuoto dopo. Un vuoto come disagio. Che tutto questo non sia una nuova forma di intrattenimento, di mero consumo culturale, insomma un passatempo come un altro? Proviamo a stare all’interno della nicchia. Siamo nel 2010. I luoghi fisici attraggono sempre meno. Restano i luoghi dell’adolescenza. Si può star bene dappertutto. Io sono tornato, dopo avere studiato in quel di Pisa, e dico ai miei figli di tornare. Studiano fuori la Basilicata (per scelta, per adesione ai miti, per necessità). Li posso contattare e vedere in ogni momento della giornata grazie alle nuove tecnologie. Perché dobbiamo offrire sempre qualcosa per accontentare qualcuno a vivere qui? Non mi interessa se la scrittrice materana Dora Albanese non vuole più vivere in Basilicata. Non la devo convincere. Io, come gli altri, ci sforzo affinché la nostra regione sia la terra di tutti i nostri figli. Io, come gli altri (non tanti per la verità) mi sforzo per far sì che la Basilicata esca fuori dal quel grado di assuefazione che ci costringe sempre a fare i conti con una filiera di relazione. Che la nostra regione abbia regole diverse. E’ difficile. Vogliamo provarci? Basta con gli appelli. ‘Torna che insieme possiamo cambiare. Torna perché abbiamo bisogno di intelligenze’. C’è sempre molto egoismo in quello che facciamo. O che pensiamo. La nostra esperienza, il nostro agire politico non può esaurirsi nell’immaginare quale pratica avrà una maggiore o minore efficacia attrattiva. E quelli che sono rimasti e continuano a vivere e che si impegnano e che combattono ogni giorno con il vivere quotidiano non dobbiamo scuoterli? I luoghi sono difficili da modificare. I contesti si. Dipende da noi. Usciamo dalle nicchie auto – compiaciute o auto – consolatorie. Chiediamoci, piuttosto, come fare a resistere. Occupiamo gli spazi. Intrappoliamo le energie. Prima o poi le libereremo. O dalla Basilicata o da Roma, o da Milano. Non ha importanza. Ma basta correre dietro ai dibattiti ‘a la page’. L’impegno c’è oppure non c’é. Una vecchia frase mi ritorna in mente: ‘non vogliamo essere ricordati per quello che non faremo’. Io ci provo. Provaci anche tu, signorina Dora”.