Nel ribadire l’opposizione al progetto della Centrale del Mercure , il vicepresidente del Consiglio regionale sottolinea la necessità di una riconversione ecologica del modello di sviluppo della società lucana
“La nuova polemica alimentata dal Comitato pro Centrale del Mercure contro l’europarlamentare di IdV, Luigi De Magistris tira in ballo, questa volta in maniera più diretta rispetto a precedenti prese di posizione, l’esigenza di una diversa politica economica che accompagni il nostro sistema produttivo verso la ‘green economy’ o per meglio dire verso una riconversione ecologica del nostro modello di sviluppo e della nostra società”.
E’ quanto sostiene il vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Autilio (IdV), per il quale “bisogna abbandonare ogni forma di demagogia rifugiandosi dietro la falsa obiezione che l’iniziativa di De Magistris, condivisa dall’intero gruppo dirigente della Basilicata del partito, rappresenti solo un semplice ‘no’ alla centrale di Rotonda. La nostra è una posizione molto più complessa che contiene molti ‘sì’, specie ai problemi di occupazione e sviluppo che stanno più a cuore alle comunità del Mercure come dell’intera regione”.
“Siamo – sottolinea Autilio – per la modernizzazione ecologica dell’economia attraverso la riconversione dell’insieme delle attività produttive e dei servizi. Riconversione che può essere l’occasione, nel Paese, per centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro qualificati nelle energie rinnovabili, nell’edilizia, nei trasporti, in agricoltura, nel riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, nel commercio locale, nella ricerca e nell’innovazione o nella protezione degli ecosistemi. Se dunque per qualcuno la 'green economy' è solo uno slogan o una chimera, per noi è la proposta centrale di un programma nazionale di alternativa di governo e la strada da percorrere per dare più efficacia agli interventi del programma del centrosinistra di legislatura regionale”.
“Il verde – sottolinea ancora Autilio – assume un ruolo centrale anche nell'attuazione del protocollo di Kyoto per la sua capacità di compensazione delle emissioni di Co2. Nel 1997 il Protocollo di Kyoto ha posto tutto il mondo di fronte ai temi dell'emergenza ambientale. Da allora, sono passati 13 anni e l'Unione Europea si è impegnata a dare gambe ad un percorso che coinvolge tutti i soggetti istituzionali e sociali chiamandoli ad interrogarsi tra elementi di un modello di eco-sviluppo e quello di business. Insomma, oggi non si può semplicemente dichiarare di essere 'green': si deve dimostrarlo. L'operazione è certamente economica, ma ancora prima culturale o meglio scientifica”.
“Per questo – continua Autilio – condividere i saperi, abbandonare i recinti degli interessi di categoria, collaborare, integrare le discipline è oggi di fondamentale importanza e, in questo panorama in continua trasformazione, la formazione e l'informazione degli operatori (come dei cittadini) a tutti i livelli ha un ruolo fondamentale per la gestione del cambiamento. Credo che in proposito una buona base di partenza possa rappresentare l’esperienza della Regione Toscana che a fine 2009 ha approvato il regolamento sulle APEA (Agenzie Provinciali per l’Ambiente) che si basa sugli elementi tipici della Green Economy: un nuovo modello di governo del territorio fondato su relazioni collaborative tra soggetti pubblici e privati e sulla gestione unitaria ed integrata di infrastrutture e servizi in grado di favorire la competitività delle singole aziende ed al tempo stesso il rispetto dell’ambiente e del contesto sociale in cui operano”.
“Sono dunque queste – conclude Autilio – le motivazioni profonde, perché sostenute da ragioni profonde, della nostra opposizione al progetto di Centrale del Mercure”.