Viti (Pd): “Trent’anni fa io c’ero”

Il tragico sisma del 23 novembre 1980 nel ricordo del capogruppo del Pd in Consiglio regionale

“Trent’anni fa io c’ero ed esercitavo una responsabilità di governo nella Giunta regionale guidata da quell’indimenticabile Presidente che è stato Vincenzo Verrastro. Ero Assessore regionale alle Attività Produttive, incarico che avrei mantenuto per otto anni, prima della mia elezione al Parlamento nazionale”. Lo afferma il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Vincenzo Viti nel ricordare il tragico sisma del 23 novembre 1980.

“Ricordo perfettamente il dramma vissuto in quelle prime ore – prosegue Viti – l’impegno ad organizzare l’emergenza e a coordinare i soccorsi, il dolore per le vittime e per le famiglie, la terribile visione delle rovine di Balvano che furono il nostro primo approdo al culmine della notte del 23 novembre e alle prime luci dell’alba, l’arrivo dei volontari e dei mezzi e l’accorrere degli uomini di governo (rivedo ancora la commozione di Emilio Colombo). Era la prima volta che ci si misurava con una tragedia di proporzioni apocalittiche (assai più grave del dissesto idrogeologico che anni prima aveva infierito sulla regione). Si trattava di organizzare i primi interventi (ognuno per i settori di competenza) e di coordinarli. Poi di collegare l’emergenza alla prospettiva, di orientare il prevedibile e atteso flusso di risorse statali ad un modello di ripresa e di sviluppo, cercando così di aprire la regione ad una stagione nuova nel segno della ricostruzione, della sicurezza e della speranza. Ricordo il valore dell’impegno di colleghi come Azzarà, Coviello, Covelli, Schettini, Savino. E rammento anche con quanta passione operammo per realizzare le condizioni per la rinascita delle aziende artigiane e delle piccole imprese danneggiate dal sisma e perché si aprisse una nuova fase del processo di industrializzazione. Pagina quest’ultima assai controversa sul cui esito dovrebbe interrogarsi quella parte del Paese che oggi chiede conto solo a noi dell’impiego delle risorse a quel tempo stanziate”.

“Qualche responsabilità – afferma il capogruppo del Pd – nell’aver attivato altre aree industriali, quando avremmo potuto e dovuto valorizzare soprattutto il capitale sociale e infrastrutturale già esistente, potrebbe esserci addebitata. Ma nessuno, che conosca atti e fatti, potrebbe dubitare quanto meno del concorso di colpa per quel che attiene alla qualità e al profilo di quell’imprenditoria che si rovesciò nelle aree e che dissipò ingenti risorse pubbliche”.

“Un esame critico, trent’anni dopo, quindi – conclude Viti – è non solo doveroso, ma risponde a un’urgenza etico-civile. E l’arrivo di un uomo del valore e dell’esperienza di Zamberletti, potrebbe confermare come, con le sue luci e le sue ombre, vi sia una storia che andrebbe ricostruita, oltre le grida, come dice De Filippo, di ‘apocalittici e sciamani’, nelle sue effettive asperità e nei suoi effettivi meriti. Perché ricordare è essenzialmente corrispondere al valore delle cose e all’evidenza dei fatti”.

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