Si terrà martedì 17 febbraio 2026, a partire dalle ore 10.30, presso il Campus di Macchia Romana dell’Università degli Studi della Basilicata (Dipartimento di Ingegneria, Edificio 2I, Aula G2), il Final Workshop del progetto S4WAT – Smart Sustainable Saving Solutions for WAter and wastewater Treatment, finanziato nell’ambito del PRIN PNRR 2022.
Il progetto S4WAT è dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative e sostenibili per il trattamento degli scarichi urbani, comprese le acque reflue e le acque di prima pioggia. Al centro della ricerca vi è l’impiego di bioreattori ibridi a biofilm e di specifici cicli di trattamento da integrare negli impianti di depurazione civili, con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici legati all’aerazione e limitare la produzione di fango biologico, una delle principali criticità dei sistemi di depurazione convenzionali.
Tale progetto punta inoltre all’ottimizzazione dei processi attraverso modelli matematici avanzati, finalizzati a migliorare l’efficienza operativa e ad aumentare il grado di maturità della tecnologia proposta. Accanto agli approcci ingegneristici, S4WAT sviluppa anche soluzioni “nature-based” per il pre e il post-trattamento degli scarichi urbani, in grado di ridurre l’impatto ambientale complessivo dei sistemi tradizionali.
Nel corso del workshop finale, le unità di ricerca coinvolte presenteranno i risultati ottenuti nei due anni di attività, le prospettive di sviluppo futuro e i potenziali impatti sulla gestione sostenibile delle acque reflue urbane.
«Sono stati due anni di lavoro intenso – spiega Francesco Di Capua, professore del Dipartimento di Ingegneria dell’Università della Basilicata, responsabile scientifico e coordinatore nazionale del progetto – durante i quali siamo riusciti a raggiungere obiettivi che inizialmente apparivano molto ambiziosi. Grazie alla collaborazione tra i partner abbiamo sviluppato e ottimizzato una tecnologia innovativa che consente, in un unico bioreattore a flusso continuo, la rimozione dei principali macroinquinanti normati e, allo stesso tempo, una drastica riduzione della produzione di fango biologico».
Contributi decisivi sono arrivati anche dai Dipartimenti di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università di Bari Aldo Moro e di Matematica e Applicazioni “Renato Caccioppoli” dell’Università di Napoli Federico II: «Le attività delle università partner – aggiunge Di Capua – si sono concentrate sullo sviluppo di modelli matematici per l’ottimizzazione dei processi biologici e su soluzioni complementari di fitodepurazione. Il nostro obiettivo futuro proporre queste tecnologie per l’applicazione in impianti e contesti urbani concreti, a supporto di un trattamento delle acque reflue sempre più sostenibile».