Presidente e Amministratore Delegato della Fondazione Statue of Liberty-Ellis Island, Inc., Stephen Briganti, nato a New York nel dicembre del 1941, dove attualmente risiede, è originario di Grassano in provincia di Matera
Stephen Briganti, Presidente e Amministratore Delegato della Fondazione Statue of Liberty-Ellis Island, Inc., è stato designato “Lucano insigne”. La commissione, istituita per premiare i figli illustri della comunità della Basilicata nel mondo per il 2018, non ha avuto dubbi dinanzi al curriculum di Briganti, una delle tante eccellenze che si è distinto per le sue capacità professionali, portando alto il nome dei lucani nel mondo.
Nato a New York nel dicembre del 1941, dove attualmente risiede, Briganti è originario di Grassano in provincia di Matera. Laureatosi alla Butler University in Storia e Scienze politiche nel 1964 è stato insignito della laurea honoris causa in Giurisprudenza. Nel 1982 ha frequentato il programma di formazione esecutiva della Harvard University Graduate School of Business.
Nello stesso anno, il 1982, è stato incaricato dal Presidente della Fondazione Statue of Liberty-Ellis Island, Lee Iacocca, manager statunitense di origini italiane, di lanciare e gestire le attività dell'organizzazione. Sotto la guida di Briganti, la Fondazione ha raccolto circa 1 miliardo di dollari, tutti dal settore privato, rendendolo uno dei partenariati pubblico/privato di maggior successo nella storia degli Stati Uniti. La Fondazione, in collaborazione con il suo partner pubblico, il Dipartimento degli interni, National Park Service degli Stati Uniti, si è occupata in primis del restauro della Statua della Libertà, il monumento che domina la suggestiva Liberty Island e accoglie tutti coloro che arrivano a New York passando per la baia di Manhattan. La torcia di Lady Liberty, a causa soprattutto dell’inquinamento, degli eventi atmosferici e dell’afflusso turistico, aveva bisogno di essere sostituita, così come i raggi della sua corona e i pezzi del suo abito, dei capelli e del viso che necessitavano di riparazioni. Sono entrati, quindi, in campo, un numeroso gruppo di architetti, storici, ingegneri e quasi mille operai per realizzare un progetto che ha coinvolto anche l'installazione di nuovi ascensori e una mostra informativa nella base della statua.
L’isola che ospita Lady Liberty, Ellis Island, oggetto di attenzione da parte della Fondazione di cui Briganti è chief executive officer (Ceo), riflette lo spirito del sogno americano. Da qui sono passati milioni di donne, uomini e bambini che hanno mosso i primi passi sul suolo americano. Conosciuta sia come l'isola della speranza che come l'isola delle lacrime, è diventata il simbolo del sogno americano che ha accarezzato anche tanti lucani.
E su questo suolo, il 4 luglio 1986, si svolse un importante evento al quale parteciparono il presidente Reagan e il presidente francese Francois Mitterand, che fu trasmesso a 1,5 miliardi di persone in 51 paesi. La Fondazione, il National Park Service e il popolo americano avevano fatto la storia con la partnership pubblico-privato di maggior successo nella storia degli Stati Uniti. Un’impresa di cui è stato uno dei protagonisti il nostro Briganti che ha guidato anche lo sviluppo del Museo nazionale dell'Immigrazione di Ellis Island, sua è l’ideazione de ‘American Immigrant Wall of Honor’ dove i nomi di 775.000 immigrati sono commemorati sui 770 pannelli situati di fronte allo skyline di Lower Manhattan di New York. “Tutti vogliono essere onorati”, ha affermato Stephen Briganti rispondendo alle domande di Taylor durante un’intervista per Voa (la più grande emittente internazionale statunitense, che fornisce notizie e informazioni in oltre 40 lingue). “Tutti vogliono essere ricordati. Vogliono che il loro momento di arrivo in America sia qualcosa che lasci traccia nella memoria. E questo è quello che abbiamo voluto fare qui per rendere omaggio agli uomini e alle donne coraggiosi che hanno costruito l’America”. Man mano che i modelli di immigrazione sono cambiati, anche i cognomi sul muro stesso sono cambiati. Negli anni successivi alla sua creazione, quasi tutte le nazionalità sono rappresentate, compresi i coloni indiani d'America e “coloro che hanno subito la migrazione forzata dalla schiavitù” (secondo il sito web della Fondazione). “Questa è la storia del popolo dell'America”, ha detto Briganti. “Non si può sottovalutare l’importanza delle persone. Questo il senso dell’iscrizione dei loro nomi, un modo per onorare il loro arrivo”.
Briganti ha anche istituito l'American Family Immigration History Center che ospita un vasto archivio relativo agli immigrati che arrivarono al porto di New York. Composto da circa 65 milioni di documenti, questo maestoso database offre agli americani moderni l’opportunità di esaminare i documenti di immigrazione, trovare collegamenti con i loro antenati e il loro patrimonio e offrire i propri contributi a un catalogo in continua crescita di storie di famiglia.
Il nostro lucano insigne ha prestato la sua opera anche all’indomani degli attacchi dell’11 settembre per riaprire la Statua della Libertà al pubblico, un lavoro che ha svolto con grande sollecitudine per poter continuare a rendere fruibili i luoghi della memoria ai tanti visitatori che giungono a Ellis Island quotidianamente.
Gli altri importanti impegni di Briganti includono il coordinamento dell'acclamato Liberty Weekend nel luglio del 1986, visto da un miliardo e mezzo di spettatori in tutto il mondo, e la supervisione della produzione delle cerimonie di apertura di Ellis Island nel settembre del 1990. Per il suo lavoro sui progetti di restauro di Ellis Island, ABC World News Tonight ha nominato Briganti Person of the Week.
Briganti ha anche ricevuto un ampio riconoscimento dal partner della Fondazione, il National Park Service, tra cui il Director's Partnership Award (2019) e il National Park Service Northeast Region Outstanding Partner Award (1998). A questi riconoscimenti si sono aggiunti il Friend of History Award dall'Organizzazione degli storici americani nel 2014 e il “Premio Da Vinci” dal Comitato Italiano per il Patrimonio e la Cultura – NY, Inc nel 2019.
Tra le altre attività di rilievo svolte da Briganti si ricordano le consulenze per diverse organizzazioni, tra cui lo Smithsonian's Air and Space Museum e il National World World War II Memorial a Washington, D.C. Prima di entrare a far parte della Fondazione, Briganti ha prestato la sua opera per 12 anni presso lo United Way of Tri-State, con sede a New York in qualità di Vicepresidente del gruppo. Nel 1981, ha supervisionato la campagna annuale United Way di maggior successo nella nazione. È stato Presidente del Consiglio di amministrazione della Butler University dal 1998 al 2001 e membro del Consiglio di amministrazione dal 1992 al 2008. Attualmente è amministratore fiduciario dell'American University of Rome.
La cerimonia di premiazione dei Lucani insigni non si è potuta svolgere come di consueto a causa della pandemia da covid-19. Abbiamo, quindi, raggiunto il nostro lucano illustre attraverso i sistemi telematici ponendogli alcune domande.
“Lucani Insigni” è un riconoscimento importante che premia personalità che si sono distinte per meriti raggiunti nei diversi campi e che attesta il loro impegno per la conoscenza dell’identità lucana. Come ha accolto questa nomina?
Sono molto onorato di ricevere il premio Lucani insigni, ha risposto in maniera commossa, ringraziando con grande trasporto.
Lei è un figlio illustre della Basilicata, quanto hanno inciso le sue radici nella sua affermazione professionale?
Le mie radici in Basilicata e in Italia hanno inciso molto sulla mia attività professionale. Quando ho avuto l'opportunità di ricoprire il ruolo di Presidente e Amministratore delegato della Statua della Libertà-Ellis Island, ho pensato spesso a Grassano e alla Basilicata. Il patrimonio identitario è stato, spesso, un argomento di conversazione nella mia famiglia e far parte, ora, della grande famiglia dei Lucani insigni è per me una grande emozione.
La sua esperienza al Museo di Ellis Island, dove si raccontano le vicende di migliaia di immigrati in America, le ha fatto ripercorrere le tappe di tanti europei e tra questi tantissimi lucani che partendo hanno, con coraggio, salutato le proprie famiglie per realizzare i propri sogni oltreoceano. Ha qualche aneddoto da raccontarci?
Sono tutte storie interessanti e importanti per le persone che sono arrivate in America dall'Italia attraverso Ellis Island. È stato un onore guidare il restauro di Ellis Island per omaggiare quelle persone coraggiose che hanno lasciato la propria terra per un'opportunità di vita migliore in America, che è ciò che la maggior parte stava cercando.
Lei, tra l’altro, ha realizzato il programma ‘American Immigrant Wall of Honor’ per rendere omaggio agli uomini e alle donne che hanno contribuito a rendere grande l'America. All’Italia che da alcuni decenni assiste all’arrivo sulle coste di Lampedusa di migliaia di migranti provenienti dai paesi dell’Africa occidentale sub sahariana qual è il consiglio che dall’alto della sua esperienza e conoscenza del fenomeno migratorio si sente di dare?
Tutto il mondo dovrebbe accogliere i migranti. Come gli italiani che sono venuti in America, che hanno portato cultura, cibo, musica e tante abilità. Uomini e donne che hanno lavorato e lavoreranno molto duramente per farcela in una nuova terra. Le persone hanno attraversato la storia e continueranno a farlo mentre cercano uno stile di vita migliore per sé stessi e le loro famiglie.
L’Italia è terra di approdo ma anche di partenza per tanti giovani che salpano non più con la valigia di cartone ma con un trolley colmo di conoscenza e titoli professionali e alla ricerca di un’affermazione che il Paese di origine non sempre riesce a garantire. A questi giovani cosa si sente di consigliare?
A questi giovani dico: Spostati finché non trovi un luogo dove sei il benvenuto e dove puoi trovare un lavoro gratificante che si adatti ai tuoi talenti o alle tue capacità. Lavora duro e adattati ai costumi e alle tradizioni della tua nuova terra. Non devi dimenticare la tua patria, ma devi fare uno sforzo per diventare parte della tua nuova terra.
La cerimonia di premiazione per i “Lucani insigni”, a causa del Covid-19 che sta mettendo a dura prova buona parte degli Stati del mondo, non si è potuta svolgere come di consueto. Qual è il messaggio che vuole inviare ai lucani di Basilicata e del mondo?
Stiamo attraversando un periodo terribile per il mondo. Abbiamo tutti bisogno di buone pratiche che ci mantengano sani e salvi fino a quando questo terribile flagello non potrà essere controllato e fermato.
Può svelarci quali sono stati i momenti più importanti della sua vita personale e professionale?
Professionalmente, i miei momenti più belli sono stati il restauro della Statua della Libertà nel 1986, il restauro e l'apertura di Ellis Island nel 1990, l'apertura del Records Center nel 2001 e, più recentemente, l'apertura del Museo della Statua della Libertà nel 2019. Ci sono stati molti momenti gratificanti in questi anni.
Fonti:
https://heritage.statueofliberty.org/search-woh
https://www.voanews.com/usa/ellis-island-wall-honors-immigrants-old-and-new