Siderpotenza, la relazione del presidente Pittella in Consiglio

Questa la relazione in Aula del presidente della Regione Marcello Pittella in merito alla vicenda Siderpotenza

"In base all’art. 52 del Regolamento, sono qui oggi per illustrarvi la situazione della Siderpotenza, e lo stato dell’arte delle questioni economiche e lavorative ad essa connesse, anche alla luce dell’incontro tenuto ieri pomeriggio, presso la Prefettura di Potenza, fra istituzioni, rappresentanze sindacali e dei lavoratori, e rappresentanza aziendale del gruppo Pittini.
Quanto dirò merita una precisazione preliminare di grande importanza: la situazione della Siderpotenza è estremamente fluida, evolverà di ora in ora, e ad oggi la stessa azienda non dispone di tutti gli elementi informativi necessari per disegnare un quadro previsionale attendibile, e per assumere decisioni nitide e comunicabili ai lavoratori ed alla comunità regionale.
Infatti, ciò che ad oggi sappiamo, come riferito ieri pomeriggio dai rappresentanti aziendali, è che l’azienda dovrà presentare alla Procura un progetto di investimento, corredato da un cronoprogramma, che risponda alle prescrizioni formulate dai periti della Procura all’atto del sequestro dell’impianto. Per poter fare ciò, i tecnici dell’azienda, appositamente autorizzati dalla Procura, sono entrati nello stabilimento ed hanno iniziato un lavoro che si concluderà ad horas,  e che sarà seguito dalla formulazione di un progetto di investimento da sottoporre alla Procura. Quest’ultima dovrà quindi pronunciarsi sulla congruenza di tale progetto rispetto alle prescrizioni ambientali formulate, ed avrà facoltà di autorizzare, o meno, detto progetto, facendo quindi discendere da tale autorizzazione il dissequestro completo dell’impianto. Non abbiamo, quindi, una stima dei tempi necessari per superare completamente questa questione, perché la stessa rappresentanza del vertice aziendale, non avendo ancora compiuto tutti i necessari accertamenti tecnici, non è ancora in grado di prevedere un cronoprogramma preciso.
Ciò che però abbiamo colto con chiarezza, durante l’incontro in Prefettura, è la determinazione, da parte del gruppo Pittini, a mettere in campo tutte le necessarie azioni, tecniche e legali, per riattivare la produzione nel più breve tempo possibile e riportare al lavoro tutte le maestranze attualmente messe in libertà. Si tratta di un messaggio, proveniente dall’azienda, estremamente incoraggiante, perché sintomatico di una volontà ferma di assicurare la continuità produttiva ed occupazionale nel sito di Potenza. E che, stanti le difficoltà del mercato del tondo per cemento armato, aggravate dall’attuale ciclo macroeconomico (vorrei solo ricordare che, solo nel 2012-2013, il tondino per cemento armato ha perso il 67% del suo consumo apparente sul mercato nazionale) è una volontà che non poteva certo essere data per scontata a priori. L’azienda, voglio ricordarlo, è sana dal punto di vista ambientale, ha effettuato, come riconosciuto da tutte le parti presenti all’incontro di ieri (nonché dallo stesso Sindaco De Luca, che ha lavorato come consulente tecnico di Siderpotenza) importanti investimenti, anche non stimolata da provvedimenti giudiziari, in particolare sugli aspiratori del fumo e sulla cappa di scarico, per i quali c’è stato, nel corso degli anni, un revamping totale. In effetti, l’intervento richiesto dalla Procura è relativamente marginale, in termini di complessità e costo, riguardando prevalentemente, almeno per la parte più urgente per la riapertura dell’attività produttiva, la realizzazione di portelli mobili atti a chiudere ermeticamente la cappa.
Tanto forte è la determinazione aziendale,  che il difensore dell’azienda ha anticipato che si chiederà anche un dissequestro dell’impianto per step successivi, iniziando dalle aree dello stabilimento che non producono alcun tipo di inquinamento, e cioè il magazzino prodotti finiti (che ha a terra qualcosa come 40.000 tonnellate di prodotto finito, che deve essere spedito pena la perdita delle commesse e di una quota di mercato) il laminatoio, al fine di consentire la laminazione delle billette già uscite dalla colata continua (il che consentirebbe di evadere commesse pendenti) e la palazzina amministrativa.
Alla luce di queste considerazioni, ci auguriamo che, anche per step successivi, il problema del riavvio produttivo dello stabilimento possa essere superato in tempi relativamente brevi, anche se ad oggi non determinabili con esattezza. Nel frattempo, l’azienda ha garantito ai lavoratori il pagamento di tutte le competenze maturate fino al 25 luglio.
La Regione, dal canto suo, ha già esperito i primi contatti con il Ministero del Lavoro, al fine di predisporre l’erogazione di eventuali ammortizzatori sociali sotto forma di Cassa Integrazione (dico eventuali perché essi si renderebbero necessari solo se il dissequestro dell’impianto non dovesse essere relativamente immediato, come tutti ci auguriamo). Va però rilevato che la richiesta della CIG deve essere effettuata, a norma di legge, dall’azienda, per cui, fintanto che tale richiesta non vi sarà, la Regione non potrà mettere a disposizione il suo sostegno e la sua assistenza per il percorso di ottenimento degli ammortizzatori sociali (che in termini autorizzativi, come tutti sanno, rimane competenza nazionale). Sollecitata in modo diretto sulla questione durante l’incontro di ieri, l’azienda ha assicurato che  si metterà in opera su tale fronte non appena vi sarà un dissequestro, anche parziale, che consenta condizioni minime di agibilità aziendale. La questione degli ammortizzatori sociali riguarda, evidentemente, anche i dipendenti dell’indotto (in particolare delle ditte di autotrasporto).
Detto questo, e quindi lanciato un messaggio rassicurante circa le prospettive di riapertura dell’impianto, e garantendo che comunque la Regione continuerà a vigilare con la massima attenzione, insieme alle altre istituzioni ed ai sindacati, l’evolversi della situazione, poiché il tavolo aperto presso la Prefettura si riconvocherà in base alla novità che emergeranno nelle prossime ore e giorni, vorrei passare adesso alle questioni più strettamente legate ai controlli ambientali. Questione sulla quale l’opposizione ha agitato polemiche francamente abnormi e richieste di dimissioni assolutamente ingiustificate. Intanto non è vero che la Regione non ha controllato e non ha il polso ed il monitoraggio ambientale dello stabilimento. Successivamente all’emanazione, da parte dell’amministrazione regionale che ci ha preceduti, dell’AIA, con DGR 176 del 2012, l’ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio ha redatto una relazione ambientale estremamente precisa, che dà conto di tutti gli interventi impiantistici e strutturali realizzati, a partire dalla fine degli anni Novanta, per ridurre l’impatto ambientale dello stabilimento.
Ed il controllo sulle emissioni dell’impianto è stato, da parte della Regione, stringente. Voglio ricordare che al fine di valutare l’impatto emissivo dello stabilimento nell’ambiente circostante, con le prescrizioni dell’AIA è stato previsto un apposito monitoraggio delle deposizioni atmosferiche nell’intorno dello stabilimento. In ottemperanza alle suddette prescrizioni sono stati installati tre deposimetri, in accordo con ARPAB, nei seguenti siti:
1. giardino abitazione privata Mancaniello, C.da Bucaletto;
2. terrazza edificio ASP, rione Betlemme;
3. copertura cabina analisi ambientali, C.da Rossellino.
Gli esiti delle campagne di monitoraggio svolte dall’ARPAB sono già stati resi noti. Va anche ricordato che, per maggior sicurezza e tutela della popolazione residente nell’area dello stabilimento, si è ritenuto di avviare, a gennaio, un’attività di collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, quindi con un ente indipendente, incrociando i suoi risultati con quelli di Arpab.
I risultati cui giungono sia Arpab che Iss nelle loro relazioni di febbraio 2014 parlano di una situazione complessa, di difficile leggibilità, nella quale occorre condurre uno studio ad hoc, mirato a caratterizzare l’intera area, identificando tutte le possibili fonti antropiche di inquinamento, non essendo possibile ricondurre in modo univoco e certo le emissioni di simil-diossina (PCB e sostanze simili) e benzopirene all’attività del solo stabilimento di Siderpotenza. In base a ciò, l’Ufficio Compatibilità Ambientale ha ritenuto di prevedere, in via precauzionale, all’interno del piano di monitoraggio delle emissioni in atmosfera, anche il controllo semestrale di PCDD e PCDF.
Va peraltro rilevato che le emissioni di diossina e furani che hanno dato luogo al sequestro dello stabilimento riguardano le emissioni diffuse interne allo stabilimento stesso, e non quelle esterne, rispetto alle quali, come anche emerge dalle parole dello stesso Procuratore della Repubblica Gay, non vi è assolutamente una situazione di “disastro ambientale” anche solo lontanamente paragonabile a ciò che è avvenuto a Taranto, ma, sempre a detta del Procuratore, “una situazione che può essere tenuta sotto controllo”.
Con specifico riferimento alle emissioni diffuse nello stabilimento, già con l’AIA del 2012, la Regione prescrive alla Siderpotenza degli interventi, da realizzare in cinque fasi (fra 2012 e 2015) mirati ad un aumento della capacità aspirante. Inoltre, l’Arpab, con la relazione sulle risultanze della terza campagna di monitoraggio delle deposizioni atmosferiche, del 20 febbraio 2014, ha raccomandato  l’accelerazione della fase 5 di realizzazione dell’adeguamento dell’impianto-fumi, previsto per il 2015, in cui installare un altro filtro ed un terzo ventilatore, che, insieme agli interventi (cosiddetta fase 4) che l’azienda sta predisponendo per il 2014, avrebbe risolto alla radice il problema in questione.
Di fatto, con la sua azione, la magistratura ha anticipato la soluzione strutturale del problema delle emissioni diffuse all’interno dello stabilimento, ma certo non è in alcun modo possibile affermare che la Regione, tramite l’Arpab ed i suoi uffici nel Dipartimento Ambiente, non avesse rilevato il problema, non avesse emanato delle raccomandazioni in merito in sede di AIA, e che questa Amministrazione, nel prendere le redini della Regione a partire dal 2014, non avesse ulteriormente stimolato l’azienda ad accelerare nell’esecuzione di tali prescrizioni.
Inoltre, da che questa Amministrazione regionale è in carica, abbiamo profuso sforzi di livello eccezionale, proprio sulla Siderpotenza. Vorrei ricordare che l’Assessore Berlinguer, oltre a recarsi di persona, più volte, sul luogo e dentro lo stesso stabilimento, ha dedicato almeno una decina di  incontri a ricevere comitati, altre istituzioni locali, enti di controllo, inaugurando anche un tavolo della trasparenza, nell’ambito del  quale abbiamo offerto ampi riscontri, dati, informazioni ai cittadini. E che, a valere sui prossimi fondi strutturali, abbiamo candidato la riattivazione della linea ferroviaria dell’area industriale di Potenza, al fine di abbattere le emissioni di benzo(a)pirene legate al via vai di camion nell’area di Siderpotenza.
Dopodiché, è evidentemente possibile migliorare l’azione di Arpab e la sua efficienza operativa, con suggerimenti che provengano da tutti, anche dalle opposizioni, ma che siano improntati alla logica della costruttività e del bene comune, e non della polemica strumentale, che come ho illustrato è del tutto priva di fondamento".

bas 02

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