Il comune di San Fele insieme al comune di Rapone ed all’Associazione “Filef Basilicata” e alla cooperativa sociale Novass hanno ripresentato la proposta di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Il progetto presentato – spiega una nota diffusa da sindaco di San Fele Donato Sperduto – vuol continuare l’esperienza consolidata nei mesi precedenti nelle modalità di accoglienza e di prima identificazione di minori stranieri non accompagnati provenienti dai centri di primo arrivo. L’accoglienza sarà sempre realizzati nei due Centri di accoglienza di San Fele e nel Centro di Rapone. In questi mesi, sono stati accolti 87 minori, di varie nazionalità, soprattutto africane. Sono state organizzate attività di prima identificazione, sanitarie, legali, ricreative e formative. I minori attualmente presenti frequentano la scuola dell’obbligo e svolgono attività formative per l’apprendimenti linguistico. Durante questo periodo d accoglienza vi sono state criticità e ritardi dovute a vari fattori organizzativi ed amministrativi che richiedono una revisione interna per migliorare l’offerta dei servizi stessi. Sono state realizzate buone prassi nelle modalità di riconoscimento dell’età e nella gestione dei singoli servizi che insieme riescono a definire un progetto di vita sostenibile per il minore. È stata una esperienza anche molto formativa per le comunità locali. Vi è stato un processo di integrazione significativa fra le comunità locali e i giovani immigrati. Sono state realizzate tante iniziative sociali e culturali che hanno contribuito notevolmente allo sviluppo di una nuova visione del mondo sulle culture cosiddette “diverse” dalla propria.
Il progetto presentato – aggiunge il comunicato – prevede l’accoglienza per altri 47 minori. Avrà termine il 22 Agosto c.a.. Per questo periodo si vuol mettere a sistema tutto ciò che è stato realizzato finora. Certamente andranno potenziati alcuni servizi, soprattutto quello legale, per facilitare il processo di identificazione e di regolarizzazione del minore. È anche una sfida per le stesse comunità locali. La sfida principale consiste soprattutto nel determinare un modello di accoglienza che sia inclusivo e non solo integrante, capace di far percepire il significato della loro presenza nei territori specifici. Il modello di accoglienza finora realizzato è aperto e flessibile alle esigenze del minore, ma nello stesso tempo funzionale per risolvere i problemi della regolarizzazione del minore, nel rispetto dei principi normativi nazionali ed internazionali definiti in favore dei minori, in quanto facilmente vulnerabile ai nuovi contesti sociali di appartenenza. Tale modello sarà completamente ripetuto per i prossimi mesi con il nuovo progetto presentato.
BAS 05