Ospedale di Melfi, Navazio:“più si riforma e meno si cambia”

Il consigliere regionale parla di un presidio ospedaliero abbandonato a se stesso con una riduzione del posti letto rispetto alla somma dei due ospedali (Melfi e Venosa) del vecchio ambito territoriale

&ldquo;Le vicende della sanit&agrave; lucana non finiscono mai di stupire. Sono passati appena sette mesi dall&rsquo;approvazione del piano della salute. Ma nulla &egrave; cambiato. Solo roboanti dichiarazioni, interventi colti e poche risorse accantonate. Sapevamo delle difficolt&agrave;, delle questioni e problemi accumulati: umanizzazione, riorganizzazione, integrazione ospedale e territorio. Ma non si pu&ograve; abbandonare un ospedale a se stesso contando solo sulla buona volont&agrave; degli operatori&rdquo;. E&rsquo; quanto dichiara il consigliere regionale Ernesto Navazio aggiungendo: &ldquo;l&rsquo;ospedale di Melfi ha incrociato l&rsquo;ossimoro &lsquo;pi&ugrave; si riforma e meno si cambia&rsquo;. Un paradosso che trova la sua giustificazione nei comportamenti di questi mesi, quali ad esempio le delibere del direttore generale dell&rsquo;Azienda Sanitaria locale di Potenza di fine anno. Una per tutta. Quella di approvazione del Piano Attuativo Locale anni 2012-2014, che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe essere lo strumento fondamentale di pianificazione delle attivit&agrave; delle Aziende operanti nel sistema sanitario regionale. Quindi non solo declinazione operativa degli obiettivi fondamentali indicati dalla Regione ma anche attuazione delle strategie aziendali.<br />Superando le prime duecento pagine troviamo una elencazione di buone intenzioni. Per gli altri presidi, non certo per l&rsquo;ospedale di Melfi&rdquo;<br /><br />Il consigliere Navazio evidenzia che &ldquo;non sono previsti investimenti strutturali significativi, non sono previsti investimenti tecnologici di rilievo per un ospedale per acuti. Qualche strumento radiologico, lavapadelle, letti di degenza ed a mala pena un defibrillatore. Sono presenti molti locali fatiscenti, gli ascensori vengono sempre pi&ugrave; spesso usati per lo sporco ed il pulito, le infiltrazioni di acqua sono visibili, ecc&hellip; La vicenda eliosuperfice &egrave; ferma. Anche per quest&rsquo;anno l&rsquo;ospedale non usufruir&agrave; del servizio previsto in tutta la regione per il periodo marzo-settembre. La ormai famosa gara di appalto per l&rsquo;ampliamento &egrave; confinata nelle beghe giurisdizionali. Vogliamo parlare dell&rsquo; organizzazione? &ndash; si domanda Navazio -. Il 31 dicembre scorso si approva la rimodulazione organizzativa dell&rsquo;Uoc di Medicina Generale e della Uoc di Pneumologia del Presidio Ospedaliero di Melfi, facendo riferimento a futuri &lsquo;redigendi&rsquo; atti aziendali. Hanno la sfera di cristallo. Ma intanto il servizio viene rinviato. Il presidio ospedaliero invece di incrementare l&rsquo;offerta di servizi si vede sopprimere la unit&agrave; operativa di pneumologia (che ha fatto registrare numeri importanti in termini di ricoveri e tipologia di trattamenti, ad es. Ventilazione invasiva etc,) mentre, altrettanto, non si fa in altri ospedali dove al momento non vengono ancora rispettati gli standard nazionali&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Paradossalmente &ndash; aggiunge ancora il consigliere -, l&rsquo;ospedale ha avuto una riduzione del posti letto rispetto alla somma dei due ospedali (Melfi e Venosa) del vecchio ambito territoriale presentando inoltre le croniche carenze di personale. Ancora due esempi: la mobilit&agrave; interna Melfi-Venosa non si &egrave; ancora avviata e la diagnostica di laboratorio nel presidio di Melfi non &egrave; presente per H24. Per non parlare della carenza di personale medico dedicato o di recuperi di ambienti. &Egrave; un ospedale per acuti? Riforma per antonomasia vuol dire cambiamento; se si riforma si dovrebbe cambiare, se niente di fondamentale cambia allora vuol dire che non si &egrave; riformato. Semplici considerazioni da manuale&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Non basta gestire bene, non basta razionalizzare le numerose incongruenze che esistono nel sistema, perch&eacute; se non cambiano i modelli, il sistema &egrave; comunque disarcionato dal cambiamento sociale e culturale. Nel piano della salute &ndash; conclude Navazio – c&rsquo;era una parolina magica che veniva sussurrata: compossibilit&agrave;. Una parola che apriva nuovi scenari, che fa di una metodologia un approccio significativamente innovativo. Ci chiedevamo se ne saremmo stati all&rsquo;altezza, al netto delle risorse finanziarie e dei legami clientelari.<br />Invece no. Tutto continua come prima. Anzi peggio di prima. Nell&rsquo;indifferenza degli attori politici che amministrano la citt&agrave;&rdquo;.<br />&nbsp;&nbsp;

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