“La raccolta differenziata spinta che in altre realtà italiane è ormai una normalità, da noi è affidata al buonsenso di alcuni comuni che, in maniera sperimentale, cercano di promuovere questo sistema con l'intento di trarne benefici”
“Che la regione Basilicata debba dotarsi di un nuovo piano dei rifiuti è un fatto ormai incontestabile”. E’ quanto sostiene il consigliere regionale del Pdl, Michele Napoli.
“L’ultimo rapporto annuale, ‘L’Italia del riciclo’, promosso da Fise Unire e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile decreta, semmai ve ne fosse bisogno, l'arretratezza culturale e politica che caratterizza la classe di governo rispetto ad un tema così importante e delicato. Un dato su tutti: la nostra regione conferisce in discarica oltre il 60 per cento dei rifiuti a fronte di una media Comunitaria che è esattamente la metà. Di qui la contraddizione in termini che si materializza nel fatto che anche i centri di raccolta regionali sono per la maggior parte chiusi perché saturi o inidonei a ricevere ogni sorta di rifiuto. Se a questo si aggiunge la assurda ed incomprensibile situazione di stallo che vede protagonista l’inceneritore di Potenza, appare evidente l’immobilismo e la tracotanza della Giunta regionale”.
“La raccolta differenziata spinta – sostiene Napoli – che in altre realtà italiane è ormai una normalità, da noi è affidata al buonsenso di alcuni comuni che, in maniera sperimentale, cercano di promuovere questo sistema con l'intento di trarne benefici. Gli effetti? Il nostro piano di smaltimento, quello ancorato ad una logica superata e remota, è oltremodo oneroso e finisce per gravare, in maniera pesantissima, sulle casse di tutte le amministrazioni comunali. Un altro dato a conferma dell'immobilismo e della richiamata arretratezza sta nel fatto che in Basilicata si parla di rifiuti solo quando si prospettano emergenze. Mai lo si fa per affrontare il problema alla radice, per cercare soluzioni definitive ovvero per mettere a regime un ciclo dei rifiuti al passo coi tempi, quindi efficiente oltre che sostenibile finanziariamente in quanto funzionale. Occorrerebbe guardare ai rifiuti come risorsa e non come problema. Va da sè che differenziare la raccolta segnerebbe un punto di partenza per incentivare taluni settori dell’imprenditoria. Pensiamo al recupero delle componenti legate alle apparecchiature elettroniche, alla plastica, agli imballaggi e comunque ad ogni forma di scarto che potrebbe rientrare in cicli di produzione. La nostra realtà? Presto descritta. Quel minimo di differenziata che riusciamo a produrre va oltre i confini regionali e quello che per noi rappresenta un costo si trasforma in risorsa per gli altri. Che dire poi degli impianti di compostaggio nei quali poter conferire la raccolta dell’umido? Potrebbero costituire un valido supporto all’agricoltura, soprattutto quella del metapontino che fa grande uso di compost. Piccoli esempi, insomma, sui quali riflettere e sui quali costruire un nuovo sistema dei rifiuti altrimenti deprimente come quello attuale. Gli allarmi di oggi, infatti, arrivano da più direzioni. Nonostante tutto non sono serviti per dare la sveglia alla classe di governo di centro sinistra che guida la regione. Verso il tracollo, aggiungiamo noi”.