Il 29 maggio 2026, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali ha presentato ufficialmente la nuova Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa, elaborata su milioni di prenotazioni acquisite tra gennaio 2025 e aprile 2026, relative a strutture pubbliche e private accreditate di tutto il territorio nazionale. È la prima volta che il monitoraggio delle liste d’attesa avviene con questo livello di trasparenza, estensione e oggettività metodologica. In detto contesto, la Basilicata ottiene risultati oggettivamente positivi: 98,8% di rispetto dei tempi per le prime visite specialistiche e 94,9% per gli esami diagnostici, con una media nazionale rispettivamente al 78,7% e all’84,7%.
Il confronto tra le Regioni – spiega l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico – non avviene sulla base del narrato, delle percezioni o delle segnalazioni episodiche, ma su dati standardizzati e misurabili. Questo è esattamente il cambiamento di metodo che la nuova Piattaforma incarna e che il Ministro della Salute Schillaci ha definito ‘passaggio storico’ per la governance sanitaria italiana.
Tuttavia, anche in questo caso vi sono state alcune letture critiche. Alcuni hanno sottolineato come il ricorso alle prestazioni aggiuntive – ovvero le ore del personale medico e sanitario oltre il debito orario – rappresenti una soluzione tampone, che sottrae risorse alle assunzioni stabili e genera un’efficienza temporanea.
Questa posizione – precisa Latronico – non corrisponde ai fatti. Nel 2025, il riparto del Fondo Sanitario Nazionale ha introdotto un vincolo esplicito: una quota parte del Fondo medesimo deve essere destinata all’abbattimento delle liste d’attesa. Non si tratta, quindi, di risorse aggiuntive straordinarie o di scelte unilaterali della Regione Basilicata, ma di un indirizzo nazionale al quale tutte le Regioni italiane si sono conformate. La Basilicata ha semplicemente applicato, con efficacia, uno strumento previsto e finanziato dall’ordinamento.
È documentabile per tabulas che il ricorso alle prestazioni aggiuntive non ha sostituito le assunzioni strutturali: il potenziamento delle risorse umane è proseguito in parallelo, con il continuo incremento del personale medico e del comparto nelle Aziende Sanitarie lucane. Le due leve hanno quindi operato in modo complementare, non alternativo.
Altro dato che ha suscitato attenzione critica riguarda l’elevata percentuale di prime visite classificate con codice di priorità «P» (programmata, entro 120 giorni) in Basilicata, pari all’85,5%. Questo dato merita una lettura contestualizzata.
Come evidenziato da AGENAS stessa, il fenomeno riguarda più Regioni ed è una caratteristica strutturale che presenta condizioni storicamente diverse nel governo della domanda sanitaria, nella rete della medicina territoriale e nelle abitudini prescrittive consolidate nel tempo.
Il confronto con altre Regioni ritenute ‘più virtuose’ – aggiunge Latronico – è senza dubbio legittimo, ma dovrebbe al contempo correttamente tener conto di un elemento cruciale: quelle stesse Regioni presentano performance di erogazione nei tempi inferiori a quelle della Basilicata. La corrispondenza tra bassa quota di codice P e migliore risposta ai pazienti non è, quindi, automatica; il vero parametro di valutazione del sistema rimane la capacità di erogare le prestazioni nei tempi previsti. E su questo, l’analisi AGENAS fornisce segnali positivi per la Basilicata.
Va ricordato, peraltro, che il tema dell’appropriatezza prescrittiva è stato già introdotto in più occasioni dall’assessorato, incontrando paradossalmente critiche da parte di chi vi ha letto una volontà di limitare l’autonomia dei medici e il diritto dei cittadini all’accesso alle cure. Ciò dimostra come la materia sia complessa e richieda un approccio costruttivo, non strumentale.
In verità, la sanità è un sistema ad alta complessità. Ogni miglioramento richiede programmazione, implementazione, monitoraggio continuo e capacità di intervento tempestivo. I risultati certificati da AGENAS per la Basilicata sono il frutto di un lavoro coordinato tra la Regione, il tavolo di monitoraggio, le Aziende del SSR e i professionisti sanitari, che ogni giorno operano nella rete dei servizi lucani.
Sminuire sistematicamente i risultati raggiunti, cercando ad ogni analisi il fattore di possibile criticità da anteporre ai dati positivi – conclude l’assessore – non è un esercizio intellettualmente onesto: è uno sport che danneggia l’intero sistema, perché erode la fiducia dei cittadini in una sanità che, nei fatti, sta migliorando.
I risultati del primo quadrimestre 2026 appartengono infatti ai professionisti sanitari lucani -medici, infermieri, tecnici, amministrativi- che ogni giorno rendono possibile l’erogazione delle prestazioni. Appartengono alle direzioni aziendali che hanno saputo tradurre gli indirizzi regionali in azione concreta. E appartengono ai cittadini lucani, che hanno il diritto di sapere che il loro sistema sanitario regionale sta andando nella direzione giusta.
La Regione Basilicata continuerà su questa strada, con la stessa determinazione e con lo stesso metodo: dati alla mano, obiettivi chiari, confronto aperto.