“L’eredità sommersa”: un viaggio nell’anima di Lorenzo Ostuni

una drammaturgia in forma di lettura scenica, nata dalla ricerca storica e archivistica di Giuseppina Anna Laurino e dalla scrittura dello Chef Narrante Emilio Pompeo. Martedì 11 agosto a Tito, alle ore 18:30, nella sede della Fondazione Vincenzo Ostuni.

L’11 agosto 2026, presso la Fondazione Vincenzo Ostuni di Tito, andrà in scena “L’Eredità sommersa”, una drammaturgia in forma di lettura scenica, nata dalla ricerca storica e archivistica di Giuseppina Anna Laurino e dalla scrittura dello Chef Narrante Emilio Pompeo.

Il lavoro nasce da un percorso condiviso di ricerca e ascolto. Laurino ricostruisce vicende, relazioni e radici familiari di Lorenzo Ostuni; Pompeo attraversa questo patrimonio e lo trasforma in racconto, mettendo in relazione parola, cibo, gesto e musica.

Non una commemorazione né una biografia, ma il tentativo di incontrare l’uomo dietro l’artista e la domanda che continua a vivere nelle sue opere.

A guidare il viaggio sono due sguardi differenti. Giuseppina Anna Laurino ha conosciuto Lorenzo Ostuni, lo ha accolto alla propria tavola e ne ha condiviso il pane, le parole e i silenzi. Emilio Pompeo, invece, non lo ha mai incontrato e lo cerca nelle tracce, negli affetti e nelle materie che ne custodiscono il passaggio.

“L’Eredità sommersa” si sviluppa attraverso nove attraversamenti. Non capitoli di una biografia, ma passaggi dentro un gesto, una materia o una domanda, fino al punto in cui la memoria di Lorenzo comincia a riguardare anche chi guarda.

Nel cuore del percorso emerge Angelica, la madre di Lorenzo. Prima ancora di essere madre, però, Angelica è una donna che scrive, dipinge e affida alle pagine le proprie immagini. La drammaturgia le restituisce la sua voce senza ridurla al ruolo di origine dell’artista.

La sua mano diventa una traccia possibile: prima dei libri Lorenzo può aver letto una mano; prima dei simboli, un solco; prima degli specchi, può aver visto la luce posarsi sulla farina.

Il cibo smette così di essere semplice elemento conviviale. Diventa linguaggio, gesto concreto, materia capace di riportare alla luce ciò che il tempo ha lasciato sommerso.

«Non vogliamo spiegare Lorenzo Ostuni – afferma Emilio Pompeo – ma provare a incontrarne l’anima, nel punto in cui le sue domande diventano anche le nostre».

Le carte dell’archivio, la pasta, lo specchio, la musica e la luce accompagnano il pubblico fino alla soglia oltre la quale nessun documento può più arrivare. Da quel momento, la parte che resta non appartiene più soltanto alla storia di Lorenzo, ma a chi ha accettato di attraversarla.

Il viaggio si concluderà davanti allo specchio. Sarà allora il pubblico a raccogliere le domande di Lorenzo Ostuni e a riconoscere, nel proprio sguardo, la sua eredità.

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