Il presidente del Consiglio insieme a Claudio Vercelli dell’Istituto di studi storici “Salvemini” di Torino ha ricordato la tragedia delle foibe. Ai numerosi ragazzi presenti in sala: “Combattete il pericoloso fenomeno dell’indifferenza”
Una giornata di riflessione per non dimenticare. Tornando indietro su una pagina tra le più cupe della storia contemporanea, lasciata a lungo nel silenzio e nel buio, il Consiglio regionale ha voluto rendere omaggio ai martiri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Una iniziativa che doveva svolgersi, come ormai da anni avviene in tutta Italia, il 10 febbraio, ma rinviata a causa del maltempo.<br /><br />A seguire l’evento che rientra nell’ambito del progetto “Percorso di Cittadinanza”, organizzato dal Consiglio regionale, studenti dell’istituto superiore Francesco Saverio Nitti di Potenza, del liceo Scientifico Federico II di Melfi, dell’istituto Leonardo Da Vinci di Potenza e del Gasparrini di Melfi. Ad aprire i lavori Claudio Vercelli dell’Istituto di studi storici “Salvemini” di Torino che ha presentato una relazione dal titolo “Il confine orientale e il lungo dopoguerra. I fatti e le dinamiche storiche nelle terre istriane e dalmate”. Con parole semplici e incisive Vercelli ha passato in rassegna i passaggi più salienti della storia italiana del secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, soffermandosi su fatti, ideologie e falsi convincimenti. “E’ necessario ricordare sempre – ha sottolineato – che non è una storia che riguarda solo gli ebrei, è una storia che riguarda l’Europa e che dietro ai tanti omicidi commessi si nascondeva un disegno pericoloso, quello di cambiare il volto socio-demografico di un territorio in virtù di un falso mito: costruire una comunità composta da elementi ‘puri’”.<br /><br />Con l’ausilio di alcune slide, il professor Vercelli ha ricordato il clima di paura che i dominatori avevano creato per rafforzare il loro potere, le tante vittime fatte sparire nelle foibe trasformate da naturale fenomeno carsico a orrendo palcoscenico di innumerevoli omicidi che si svolsero tra il 1943 ed il 1945. “E’ indispensabile oggi e sempre – ha affermato ancora Vercelli – ricordare quelle terrificanti tragedie - brutte pagine di una storia omessa per gli imbarazzi che ha sempre suscitato. Fare storia significa recuperare la dignità di tante persone uccise barbaramente, significa riflettere sulle vittime e sui carnefici e su quanto possa essere pericolosa l’indifferenza, il peggior nemico della democrazia”.<br /><br />Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, sceso in mezzo ai ragazzi per stabilire un contatto più diretto con loro ha ricordato che questo percorso della memoria è iniziato qualche anno fa in Provincia, “quando insieme alla Provincia di Roma si organizzò un viaggio ad Auschwitz. Un viaggio di istruzione vissuto con emozione e partecipazione da studenti, docenti e rappresentanti istituzionali. Ho ancora nella mente il silenzio che vi regnava e l’odore di cui ancora oggi sono impregnate le pietre di quelle vie. Un’esperienza profonda che, con l’ufficio di Presidenza, ho voluto portarmi dietro perché lo considero un atto doveroso verso le tante storie dimenticate dalla memoria collettiva, ma mai cancellata dalle menti di chi, purtroppo, ha perso qualcuno. Un percorso di conoscenza che voi, generazione di oggi particolarmente consapevole e stimolata da continue sollecitazioni, sono sicuro sarete in grado di alimentare in maniera adeguata come segno di rispetto verso chi ha perso la vita per un folle disegno. Un disegno che non è detto che non accada più, e per questo è necessario che voi sappiate. Oggi l’area di confine si è spostata. Adesso l’Europa ha un’area di confine che si chiama Mediterraneo e ‘i nuovi rifiutati’ sono le migliaia di persone che giungono con i barconi. Voi, cari ragazzi, avete tutte le qualità per capire il mondo, interpretare i cambiamenti e combattere il pericoloso fenomeno dell’indifferenza e del respingimento. Quando ascolto questa parola, ancora oggi, mi indigno. Il popolo lucano ha conosciuto questa triste condizione quando, costretto da condizioni disagiate, ha dovuto lasciare la propria terra alla ricerca di un lavoro al nord o in altri Paesi. Ecco – ha concluso Lacorazza – occorre ricordare e custodire, come faremo nel museo dell’emigrazione che sta sorgendo a Lagopesole, gli sforzi compiuti dai nostri padri per i grandi valori della democrazia. Occorre ricordare che la libertà non sta nel volo di un uccello ma nelle nostre radici, radici che generano vita su vita”.<br /><br />Presenti all’incontro il Vice Presidente del Consiglio regionale, Francesco Mollica, e il Dirigente generale, Domenico Tripaldi.<br /><br />