Fenice, Romaniello (Sel): violate norme di legge

Il presidente della Terza Commissione consiliare, nel ricostruire la vicenda legata al termodistruttore, ha parlato di comportamenti equivoci

“L’attività della Terza Commissione attraverso un fitto calendario di audizioni (tra cui il direttore Arpab, il vice presidente della Provincia, Commissario Ato Rifiuti, sindaci) ha fatto emergere nella sua drammaticità la necessità di mettere a fuoco sulla materia dei rifiuti in Basilicata una serie di problematicità”. A sostenerlo è il presidente della Terza Commissione consiliare, Giannino Romaniello (Sel).
“Da quanto appreso dalle audizioni e dichiarato da alcuni rappresentanti, a partire dal Wwf, sicuramente posso affermare – ha detto ancora Romaniello – che Fenice ha violato alcune norme di legge ed ha avuto un comportamento tendente ad occultare dati, a non rispondere alle sollecitazioni provenienti dalle rappresentanze sindacali aziendali, gestito l’impianto con scarsa attenzione alla salute dei lavoratori, non effettuato con diligenza e costanza verifiche e manutenzioni ad impianti ed attrezzature”.

Romaniello ha sintetizzato le questioni prioritarie: “armonizzare le leggi regionali alle normative nazionali e comunitarie di settore, anche al fine di eliminare incertezze e criticità che hanno nuociuto all’implementazione tempestiva della legislazione emanata, in particolare – ha sottolineato – occorre intervenire sulle disposizioni in materia di competenze dei diversi soggetti (ATO, Province, Comuni, ecc.); adeguare la strumentazione programmatica in vigore (Piano Regionale Rifiuti) al nuovo contesto urbano produttivo e territoriale della Regione privilegiando, all’interno di un’ottica integrata del servizio e di applicazione del principio ‘chi inquina paga’, le azioni volte al contenimento dei volumi di rifiuti prodotti, alla loro raccolta differenziata (allineandosi agli standard nazionali), al loro recupero e riciclo di tipo industriale ed energetico, alla realizzazione di impianti di smaltimento secondo le tecnologie più avanzate e sicure oggi disponibili; attivare gestioni del servizio integrato dei rifiuti su basi territoriali di area vasta, in modo da raggiungere scale dimensionali economiche sostenibili in grado di assicurare efficienza ed efficacia al servizio nonché promuovere la costituzione di imprese specializzate nel settore del recupero e del riciclo a fini industriali ed energetici dei rifiuti; promuovere il coinvolgimento attivo nel settore dell’Università e degli istituti di ricerca, nonché di operatori professionali e di personale specializzato, al fine di favorire la definizione di progetti di intervento innovativi aderenti alla specificità del contesto regionale; sviluppare mirate campagne informative e divulgative in materia di educazione ambientale e di buone pratiche in tema di gestione dei rifiuti; spostare gli investimenti (risorse) dalle discariche alle municipalità, quindi i cittadini, per accelerare il processo di raccolta differenziata; ridurre, riutilizzare, riciclare, recuperare per non bruciare ed interrare; dare attuazione a quanto previsto dall’art. 179 della L. 152/2006 (Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti)”.

“Nel caso Fenice, tra l’altro – ha aggiunto – occorre verificare l’adeguamento del Piano Regionale che, com’è noto, doveva essere effettuato entro 2 anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. 152/2006; verificare se per rifiuti industriali viene in concreto applicato il principio più volte affermato dalla Corte Costituzionale “della vicinanza degli impianti”, (trattamento di prossimità) al fine di ridurre il movimento dei rifiuti; verificare se nel caso concreto sia mai stata applicata la norma che impone l’autodenuncia, non solo al verificarsi di una causa di inquinamento, ma anche al ‘rischio potenziale’, come previsto da leggi e direttive comunitarie in ossequio al ‘principio di precauzione’; verificare se, così come previsto dalla normativa vigente, l’autorità pubblica competente (Regione, Provincia) ha accertato il ‘nesso di causalità’ con l’evento verificatosi, a prescindere dall’autodenuncia della Società”.

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