“La Guardia di Finanza di Matera ha fatto un ottimo lavoro nell’operazione dei divani contraffatti prodotti in Cina e commercializzati con il marchio CaliaItalia”. A sostenerlo il senatore Egidio Digilio, segretario regionale di Fli che ha annunciato un intervento nei confronti del Ministro per lo Sviluppo Economico che si occupa anche di commercio estero. “Le produzioni italiane di qualità – sostiene Digilio – non godono di alcuna tutela: il salame napoletano di Bucarest, la pomarola ed il parmesao del Brasile, il Chianti della California, il pesto ligure della Pennsylvania, sono solo alcuni esempi di prodotti tipicamente italiani prodotti all’estero per un giro d’affari di 60 miliardi di euro. Un fenomeno, quello dell’agropirateria internazionale, pagato da imprese e consumatori e che genera un business illegale, una cifra 2,6 volte superiore rispetto al valore complessivo delle esportazioni di prodotti alimentari italiani nel mondo, pari a 23 miliardi di euro circa all’anno. Nei settori dell’arredamento e della moda specie griffati – dice Digilio – siamo di fronte ad un business illegale incalcolabile: 3,5/7 mld di euro è il giro d’affari stimato dei produttori di falsi in Italia, al 2010. Non spetta solo al Governo mettere in atto azioni concrete vigilando all’estero, ma anche le Regioni non devono chiudere un occhio. La Regione Basilicata – conclude Digilio – ha ancora i conti sospesi con i cinesi per la vicenda dell’azienda cinese Sinoro, già centro orafo, Cripo, Orop che doveva lavorare nell’area di Tito quattro tonnellate di oro all'anno, ma non ha mai prodotto nulla se non una ottantina di disoccupati”.
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