L’esponente di Scelta civica per la Basilicata: “Bisogna incidere sui comportamenti individuali, diffondendo ancor di più la cultura del risultato. Non possiamo più permetterci i fannulloni”
“L’Arpab continua a far parlare di sé. Questa volta il tema è quello dei dipendenti. Il fuori onda del direttore generale, Raffaele Vita, inconsapevole o meno delle affermazioni pronunciate, ha il merito, comunque, di aprire una pagina di riflessione”. E’ quanto dichiara il consigliere regionale Alfonso Ernesto Navazio che aggiunge: “ Ci saremmo aspettati posizioni più radicali. Assistiamo invece a difese di ufficio, molto flebili per la verità, figlie del gioco delle parti. Il direttore dell’Arpab in sostanza, non si lamenta di tutti i suoi dipendenti (anzi mi pare che sia grato della abnegazione dimostrata dall’Agenzia in uno scatto di orgoglio professionale), ma solo di quelli ‘protetti’ dalla politica ed aggiungo, dalle regole sindacali”.<br /><br />“Fannulloni che impiegano il loro tempo a trovare cavilli anziché proporre elementi sfidanti per se stessi e per l’azienda. Come si convive con questi personaggi? – si domanda l’esponente di Scelta civica per la Basilicata -. Al cittadino comune, affamato di lavoro, piacerebbe licenziare tali dipendenti oppure trovare norme applicabili e leve opportune per indurli a lavorare. Impedire promozioni automatiche di carriera o facili raggiungimenti di risultati buoni solo per qualche centinaia di euro in busta paga. Ma qualcuno – chiede ancora Navazio – ha mai letto un resoconto di riunione sindacale riguardante azioni sul personale o la messa in discussione di alcuni minimi accordi? Il sindacato, purtroppo, si è dato un’altra missione. Anche in questa occasione. Si sposta il problema. Si attacca la politica (quella che in questa regione ha la maggioranza di governo?) per non avere saputo tenere a bada, negli anni precedenti, gli appetiti di qualcuno che ha infarcito, sotto gli occhi di tutti, più amministrativi che tecnici qualificati. Ma di grazia, i sindacalisti per chi votano? Dove li troviamo? A fianco di chi? È facile tentare di sostituirsi alla politica. Allora smettiamola con le ipocrisie. Cominciamo a distinguere chi non lavora perché proprio non ne vuole sapere, da chi non lavora solo perché non lo si mette in condizione di lavorare, e soprattutto da chi tira la carretta lavorando per due”.<br /><br />“È arrivato il tempo che il sindacato cambi linea – conclude il consigliere -. Tutti i dipendenti pubblici seri e coscienziosi sono vittime di un sistema incapace di distinguere tra chi lavora bene o no. Ma capace di salvare i protetti. Gli imboscati. Allora ben vengano le dichiarazioni shock. Incominciamo ad avere un’ ambizione che fino a ieri ci è mancata e la speranza di poter vivere in un paese in crescita, dove ad essere premiato sia il merito. Una rinnovata volontà non basta più. Bisogna incidere sui comportamenti individuali, diffondendo ancor di più la cultura del risultato. Non possiamo più permetterci i fannulloni”.<br /><br />