Acerenza, in esercizio primo tratto adduttore

Dopo oltre trent’anni dalla sua realizzazione, prende il via l’entrata in esercizio dell’infrastruttura idrica che collega i due invasi. Collaudati i primi 6,5 chilometri dopo gli interventi. Pepe: “Il sistema idrico lucano, per essere efficiente, deve essere interconnesso”

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Il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, con delega alle Reti idriche, Pasquale Pepe.

Dopo oltre trent’anni dalla sua realizzazione, prende il via l’entrata in esercizio dell’adduttore che collega la diga di Acerenza a quella di Genzano di Lucania. Questa mattina sono state avviate le operazioni tecniche per il collaudo dei primi 6,5 chilometri dell’infrastruttura, dalla diga fino alla valvola esistente a circa 500 metri a valle dell’intervento di ripristino della condotta danneggiata da una frana.

“Il sistema idrico lucano, per essere efficiente, deve essere interconnesso. Quindi restituiamo alla comunità un’infrastruttura realizzata più di trent’anni fa e che, di fatto, non aveva mai potuto svolgere la funzione per la quale era stata costruita. Con i 9 milioni di euro destinati al ripristino di questo tratto abbiamo superato uno dei principali ostacoli che per decenni hanno impedito il collegamento tra Acerenza e Genzano. Oggi non parliamo più di un’opera ferma o di un progetto da recuperare, ma di un adduttore che comincia il percorso verso la piena entrata in esercizio”, commenta il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, con delega alle Reti idriche, Pasquale Pepe.

Alle operazioni hanno partecipato, insieme a Pepe, il direttore generale alle Infrastrutture della Regione Basilicata, Nino Altomonte, il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli, e i dirigenti tecnici dell’Autorità Giuseppe Maria Grimaldi e Pasquale Coccaro.

L’adduttore Acerenza-Genzano è stato realizzato tra il 1989 e il 1995 e sviluppa una lunghezza complessiva di circa 16 chilometri. Il primo tratto, lungo complessivamente circa 11 chilometri e con diametro di 2,5 metri, è costituito da tratti di condotta pensile in acciaio e tratti di condotta interrata in calcestruzzo armato precompresso. Il secondo tratto è costituito da una galleria in calcestruzzo armato, con diametro tra i 2 e i 2,5 metri, lunga circa 5 chilometri.

L’infrastruttura non era mai entrata in funzione a causa di una frana che aveva compromesso l’allineamento e la funzionalità della condotta. Gli interventi sul tratto interessato dallo smottamento, avviati nel maggio 2025 e conclusi nel giugno 2026 a cura del Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, hanno richiesto un investimento di 9 milioni di euro.

Le operazioni avviate oggi riguardano i primi 6,5 chilometri dell’adduttore. Per arrivare alla piena funzionalità dell’intero collegamento dovranno essere completati gli interventi di ripristino della galleria verso Genzano di Lucania, lunga complessivamente circa 5 chilometri e interessata da lavori su un settore di circa due chilometri deteriorato nel tempo. L’intervento, anch’esso a cura del Segretario Generale dell’Autorità di Bacino, è finanziato con ulteriori 11,5 milioni di euro e la conclusione è prevista entro la fine di novembre. L’investimento complessivo sui due interventi, con fondi PNRR, ammonta quindi a 20,5 milioni di euro.

Il collegamento Acerenza-Genzano rappresenta una componente dello schema idrico Basento-Bradano. Il sistema è stato concepito per trasferire le acque del Basento verso la diga di Acerenza attraverso la traversa di Trivigno e, mediante l’adduttore in corso di ripristino, verso l’invaso di Genzano. Da qui la risorsa può proseguire attraverso le infrastrutture dello schema verso il Distretto G (un comprensorio irriguo dell’Alto Bradano).

“Il valore di quest’opera va oltre i sedici chilometri di adduttore che stiamo recuperando – conclude Pepe – perché il tema decisivo è mettere in comunicazione le nostre riserve idriche. La Basilicata non può affrontare le fasi di scarsità contando soltanto sull’acqua presente, in un determinato momento, in un singolo invaso. Dobbiamo avere una rete capace di trasferire la risorsa dove serve e di conservarla quando è disponibile. Acerenza e Genzano possono diventare due elementi di un sistema più ampio, a servizio innanzitutto dell’agricoltura dell’Alto Bradano e, in prospettiva, anche della sicurezza idropotabile. Dopo decenni trascorsi a parlare del completamento dello schema Basento-Bradano, stiamo ricostruendo uno dopo l’altro i collegamenti necessari perché possa finalmente funzionare come un sistema”.

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