Navi veleno: Digilio (Fli), nessun allarmismo

“Prima di creare nuovo allarmismo sulla presenza nei fondali marini, lungo le coste calabro-lucane, di oltre 200 relitti di navi inabissate, di cui per una quarantina si ignorerebbero le cause dell'affondamento, non va dimenticata la vicenda delle ricerche della Cunsky che si è rivelata una grande bufala, perchè alla fine si è scoperto che si trattava della Catania, nave italiana da carico, affondata dall’unico sommergibile della modesta marina austro-ungarica nel corso delle operazioni belliche della prima guerra mondiale”. E' quanto sostiene il sen. Egidio Digilio (Fli), componente della XIII Commissione del Senato (Ambiente-Territorio), sottolineando “i costi altissimi sostenuti in gran parte dalla Regione Calabria per le operazioni di ricerca e i danni notevoli ai pescatori e agli operatori turistici della costa calabrese, ma con ripercussioni anche sull’immagine della costa tirrenica lucana, a causa proprio dell’allarmismo. Pertanto – continua il senatore lucano – non deve in nessun modo ripetersi il copione del film dell’estate 2009, quando al largo di Cetraro, sulla base di dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che successivamente è tornato in carcere, per mesi con un dispiegamento di mezzi navali ed uomini che hanno fatto lievitare notevolmente i costi delle operazioni, si è cercata la cosiddetta nave dei veleni. Soldi sprecati che sarebbero stati sicuramente più utili per realizzare programmi di tutela delle coste e della salubrità dell’acqua marina nel comprensorio calabro-lucano”.
Digilio infine “mette in guardia gli organi competenti di giustizia delle due Regioni dall’uso disinvolto delle dichiarazioni dei cosiddetti pentiti o collaboratori di giustizia per non dimenticare anche un’altra vicenda che ha interessato direttamente il Materano per la ricerca di fusti contenenti materiali altamente inquinanti nell’area dei calanchi, anche questa su segnalazione di un pentito e anche questa rivelatasi una bufala, dopo altri soldi spesi. Siamo sempre in attesa delle conclusioni del lavoro della Commissione di inchiesta presieduta dall'on. Gaetano Pecorella che ha tenuto sopralluoghi nel Materano ed ha ascoltato numerose persone, definendo una sua strategia d'azione, anche in contrasto con l’attività del magistrato lucano che si è occupato dell’inchiesta e della “gestione” del pentito della 'ndrangheta Francesco Fonti “.
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