Intervento di Gerardo Nardiello, Segretario Regionale Uila-Uil e di Giancarlo Vainieri, Presidente Centro Studi sociali e del lavoro Basilicata.
“Il dibattito politico nel centro sinistra lucano continua a svolgersi in modo accartocciato e sofferto. Torvi contrasti, rimproveri rancorosi, equivoci e continui fraintendimenti.
Un turbamento continuo assolutamente privo di un’idea di futuro. Nulla che possa far aprire gli occhi su bisogni e politiche sociali necessarie al territorio superando l’attuale situazione di empasse decisionale. Continua ad espandersi un desiderio di discontinuità, superando la sterilità e l’eterno ritorno di veti, di blocchi contrapposti che traviano e sfigurano le ragioni del riformismo lucano. Occorrono e necessitano altre visioni.
La “dimensione locale”, se ben coniugata con una forte innovazione e con programmate azioni per la competizione, è l’elemento che ancora può determinare la fuoriuscita dalle attuali condizioni di declino, rilanciando l’immagine della regione e dei suoi luoghi.
«Il locale è una chance, la tradizione è un orizzonte, l'identità è una conquista».
La modesta ripresa economica, favorita dal moderato effetto di trascinamento del ciclo economico nazionale e da fenomeni per certi versi “una tantum”, non è sufficiente per consolidare ed affermare un clima di fiducia e di condivisione di destini comunitari.
Il rifacimento delle linee produttive della Sata di Melfi, il conseguente programma di assunzioni, la buona stagione turistica, favorita anche dal riorientamento di destinazioni per via delle tensioni geopolitiche in alcuni Paesi mediterranei, le buone annate agrarie: senza regia locale e senza connettività, visione ed azione strategica del “governo locale” non producono un effetto sistema che, di contro, solo dal ‘basso’ può provenire.
I segnali congiunturali positivi emersi nel recente andamento del Ml si arrestano appena gli effetti di misure incentivanti si riducono (vedi bonus occupazionale).
D’altra parte, nonostante i miglioramenti recenti del contesto economico, i problemi sociali rimangono sul tappeto, in termini di persistente disoccupazione, povertà crescente, difficoltà dei giovani, specie di quelli con i più alti livelli di qualificazione, nel reperire una occupazione in regione.
A ciò si aggiunga una notevole incertezza ed un andamento ondivago nella conduzione degli “affari” delle questioni più significative nell’agenda politico- sociale che incide sulla capacità di tenuta e di rielaborazione degli apparati regionali, con una conseguente perdita di effetti positivi dell’azione di governo nei contesti di vita delle persone, delle imprese e delle comunità territoriali.
Eppure, quando i sindacati sono stati ascoltati, come nel caso del progetto di agenzia agroforestale, la qualità delle politiche regionali ne ha risentito, positivamente, in maniera consistente.
E’ arrivato, pertanto, il momento di affermare che una comunità locale coesa e rafforzata nelle sue relazioni interne non è una debolezza da superare ma un valore da preservare, costruendo nuove “macchine programmatiche” con i soggetti locali partendo da: Un’analisi dei fabbisogni sociali e territoriali da coprire mediante politiche mirate; una coprogettazione delle politiche; una valutazione condivisa delle stesse. E’ giunto il tempo di dire SI o dire NO. A cominciare da una politica forestale che abbia al centro organizzazione e pianificazione mirata. È vero che c’è ancora del tempo ma è altrettanto vero che di tempo ne è rimasto molto poco.
La domanda che la comunità lucana si pone, dopo il progetto agroforestale costruito in questi mesi con l’Assessorato competente in un confronto serrato, è sempre la stessa: l’Agenzia si fa o non si fa? Continuare a conservare il sistema attuale equivale a non cumulare risorse e a non generare una visione produttiva del settore. Equivale ad escludere possibilità di una visione occupazionale produttiva.
Solo un dato: il settore delle biomasse secondo uno studio del Centro studi sociali e del lavoro se si riassetta e rilancia, per aree vocate, può produrre energia e teleriscaldamento occupando circa 250 addetti. A partire dalle belle pratiche dei Comuni tra cui brilla Calvello. L’obiettivo è quello di organizzare una sorta di controllo sociale del bene forestale costruendo una rete concertata dal basso per sistemare inizio e fine dei processi e per migliorare la qualità dell’ambiente e degli abitanti. Ma affinché queste cose possano realizzarsi ci vogliono idee nuove ed una nuova energia che parta da una revisione della governance e dell’attrezzatura che si occupa di foreste in Basilicata. A noi piace l’idea dell’agenzia agroforestale, in uno scenario che vede la regione come grande contenitore e fattore di nuovi indirizzi delle politiche in campo agroforestale. Un grande committente, la Regione. Poi ci vuole una linea di produzione, come avviene nel campo industriale. Una industria ecologico forestale, oggi frammentata in mille rivoli. Insomma chi, cosa, chi fa le cose, chi produce e si occupa delle nuove foreste, considerando superata l’esperienza delle Aree programma. La nuova struttura della Agenzia non può certo risolversi in un ente di gestione amministrativa ma deve costituire un trust di indispensabili competenze, capacità progettuali e visione, dotato di strumenti efficaci e di una organizzazione interna all’altezza delle sfide assegnate. L’agenzia comunque è uno strumento che si deve accompagnare ad un progetto di riassetto forestale con le caratteristiche di una vera riforma dell’intervento pubblico nel settore, da concepire in modo dinamico e manageriale, con precise idee di forza. La Regione in qualche modo possiede le tracce ed i documenti, già ben impostati, da cui partire. La nuova visione del governo regionale del patrimonio forestale è già ben sintetizzata nella Relazione dello Stato dell’Ambiente del 2013 e nel documento dell’Assessorato 2016 “Verso una nuova gestione del’Agroforestale”. C’è da tempo una proposta coerente di legge per l’Agenzia. Si faccia presto, superando, con coraggio, resistenze e spirito di conservazione . Uno stallo non più sostenibile sia socialmente che economicamente. Nel Piano nazionale delle foreste è previsto un Tavolo nazionale ed un tavolo regionale di confronto/decisionale tra gli attori della filiera. Attiviamo questi luoghi di partecipazione competente e facciamo in modo che da qui si ritrovi linfa nuova per un patto di filiera tra i vari soggetti. Uno slancio di programmazione e gestione del bene forestale, concreto, vivo e creativo. L’impiego intelligente delle misure del Peasr ha suscitato partecipazione territoriale e significative aggregazioni produttive, a cui il mondo sindacale guarda con interesse . La Regione investa e non deluda le domande del partenariato, valorizzi le suscettività aziendali, i fabbisogni di nuovi prodotti, nuovi progetti, la crescita di reddito e di produttività sostegno sui mercati, la messa a valore della proprietà. Si percorra questa strada, in modo dinamico ed espansivo, immettendo nel circuito quote dei propri demani, senza tema. Necessita puntare su una visione di impiego dei “beni comuni” e sull’identità della gente lucana, come ci ha ricordato più volte Giuseppe De Rita”.