Si inaugura la mostra “Dee del grano”

L’esposizione del Museo “Massimo Pallottino” si propone come uno spazio di riflessione sul valore universale del grano e dei cereali nella storia dell’uomo mettendo in dialogo reperti archeologici, oggetti etnografici, arte, musica e linguaggi contemporanei.

Con “I magazzini del grano” i Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa partecipano alla mostra diffusa “Le dee del grano”, curata dai Musei nazionali di Matera, con un percorso espositivo dedicato al tema della conservazione del grano, intrecciando archeologia, antropologia e arte contemporanea.L’inaugurazione della mostra si terrà il 22 maggio alle ore 17:30 presso il Museo Archeologico Nazionale “Massimo Pallottino” di Melfi e sarà visitabile fino al 27 settembre.
Protagoniste del percorso sono le olle e i contenitori destinati allo stoccaggio delle derrate: manufatti che raccontano l’importanza del grano all’interno delle comunità agricole preromane e romane. Attraverso vasi provenienti da contesti domestici e funerari, filmati, fotografie, apparati multimediali e QR Code di approfondimento, il visitatore viene accompagnato in un viaggio che unisce memoria storica e riflessione contemporanea.
Elemento centrale di questo racconto è il sarcofago di Rapolla, opera identitaria del Museo e del territorio, sul quale compare la figura di Kore-Persefone: simbolo eterno dei cicli della natura, della fertilità della terra e del continuo alternarsi di morte e rinascita, espressione del legame profondo tra il mondo agricolo e la dimensione sacra che, fin dall’antichità, accompagnava il lavoro della terra.
La mostra diffusa ha coinvolto i musei nazionali dell’intera regione, ognuno dedicato a un particolare aspetto del racconto, ogniuno legato al grano e alle divinità femminili della fertilità.
L’esposizione del Museo “Massimo Pallottino” si propone come uno spazio di riflessione sul valore universale del grano e dei cereali nella storia dell’uomo mettendo in dialogo reperti archeologici, oggetti etnografici, arte, musica e linguaggi contemporanei che trovano il culmine nell’installazione artistica di Vito Maiullari, scultore e artista ma anche visionario custode della memoria.

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