"Il “Giubileo dei politici” è stata un’occasione mancata per le numerose assenze di quanti hanno cariche istituzionali ed amministrative e si richiamano al messaggio della Chiesa salvo a dimenticarsene con troppa facilità ed anche un’opportunità colta a metà per una riflessione sul ruolo dei cattolici in politica.
L’iniziativa, promossa dalla Consulta Diocesana dell’Apostolato dei Laici e dall’Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale e del lavoro, in sé conteneva validissime motivazioni che solo in parte sono state raccolte. Come l’invito del vescovo di Potenza Mons. Salvatore Ligorio a vedere le cause che determinano il bisogno del cittadino che ha trovato risposte, analisi e considerazioni sicuramente valide ed importanti solo da parte del sindaco di Potenza Dario De Luca, dell’on. Giancarlo Preziosi e di Giancarlo Grano". Così, in un intervento, Giuseppe Potenza, segretario DC-Libertas.
"Essere “capaci di misericordia” è porsi nella logica della carità politica, che spesso impone scelte difficili, decisioni non da tutti comprese, persino impopolari. Essere misericordiosi in politica è non cedere alla tentazione dell’uomo corrotto. Papa Francesco ricorda che la corruzione è “un peccato elevato a sistema”, “una condizione, uno stato personale e sociale, nel quale uno si abitua a vivere. Il corrotto è così chiuso e appagato nella soddisfazione della sua autosufficienza che non si lascia mettere in discussione da niente e da nessuno.
La Misericordia crea unità, relazioni sinergiche nelle nostre comunità. Essere politici di misericordia è aprirsi al territorio in dialogo con quanti ricercano soluzioni ai problemi concreti. I cittadini chiedono maggiori convergenze in questo momento storico. La posta in gioco è alta per il futuro della nostra terra: vincere la paura di mettere da parte le proprie ambizioni, per favorire il dialogo e la soluzione ragionata dei problemi comuni.
Purtroppo accade che nonostante i proclami dei politici “la realtà ci dice che alle buone intenzioni non seguono i fatti”. Il giubileo dei politici, non può quindi risolversi nell’assoluzione dei “peccati” commessi e spingerli verso un cammino migliore e più giusto, se non con i fatti e l’agire quotidiano. Anche se il tema scelto è trasversale e non riguarda solo quanti fanno politica ma tutti, credenti e non credenti.
Un’occasione persa inoltre per compiere uno sforzo di comprensione sull’evidente “frattura tra cittadino ed istituzioni”. Un elemento sociale e politico di enorme importanza, frutto del venir meno della fiducia dei votanti nei confronti della politica a causa delle dimostrazioni di quanto la giustizia, che dovrebbe essere una conditio sine qua non dell’agire politico, diventi sempre più un valore secondario. Di qui la validità dell’appello di Mons. Ligorio di “avere uno sguardo rivolto al futuro pensando in particolare ai giovani” perché sono le nuove generazioni la speranza del futuro.
Il nodo centrale resta quello di fare più politica (Giorgio La Pira) perché il bene comune si persegue solo facendo buona politica e non delegando altri in partiti collocati a destra, a sinistra o magari in quello che resta del centro cattolico-moderato, a farlo per sé".
bas 02