Petrolio, Benedetto: attuare un’attenta prevenzione rischi

Il capogruppo Idv al Consiglio regionale: “più dei 100 milioni di royalties deve interessare la salute della gente di Basilicata e l’ambiente in cui vive”

“Credo che non ci sia prezzo per il sacrificio ambientale che il nostro territorio e le nostre popolazioni sono costrette a subire per il contributo della Basilicata ai fabbisogni energetici nazionali attraverso i propri pozzi di petrolio. E se è vero che il petrolio della Val d’Agri è ‘un bene comune’ dell’intera regione, al pari dell’acqua e di ogni altra risorsa naturale, tutti gli abitanti, indistintamente, devono poter conseguire vantaggi, non solo compensativi rispetto alla sostenibilità ambientale effettiva delle attività d’estrazione, ma anche in prospettiva futura come investimento in un percorso comune di sviluppo che abbia ricadute concrete, e quanto più ampie possibili, anche sul piano occupazionale”. Lo afferma il capogruppo Idv al Consiglio regionale Nicola Benedetto facendo riferimento ad un articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera (“Nella Basilicata del petrolio il pieno gratis ai cittadini”).

“Leggere su un quotidiano nazionale, oggi, un ritratto semi-ironico della Lucania Saudita in cui vengono distribuite carte carburante di poco più di cento euro ai possessori di autovetture (fatto dalla connotazione altamente discriminante nei confronti di chi l’autovettura non ce l’ha) – aggiunge Benedetto – mi porta ad associare l’Eni al Marchese del Grillo, splendidamente interpretato da Alberto Sordi, quando dal balcone del suo palazzo lanciava monetine incandescenti ai suoi poveri sudditi o sudditi poveri, fa poca differenza, che fra un improperio e l’altro dovevano pure ringraziare.
Quanto accaduto nelle ultime ore con lo sversamento di una ingente quantità di petrolio in agro di Bernalda – dice ancora il capogruppo di Idv – testimonia che la questione petrolio non è circoscritta, va ben oltre le sedi dei pozzi di estrazione e interessa ampie fette di territorio regionale. I 140km dell’oleodotto sono anch’essi solo una parte di una questione che interessa l’ambiente nella sua interezza e che richiede sistemi di controllo, dalla rete, ai terreni, all’aria, ben più puntuali di quelli posti in essere sino ad oggi. Anche con riguardo al petrolio dobbiamo cancellare la parola emergenza dal nostro vocabolario istituzionale. E ciò è possibile solo attraverso una attenta prevenzione dei rischi da parte di tutti gli attori coinvolti, perché più dei 100 milioni di royalties deve interessare la salute della gente di Basilicata e l’ambiente in cui vive. Soprattutto, poi, se si vuole chiudere la trattativa di una partita in cui ci sono interessi ben più cospicui delle tessere annuali da cento euro che, torno a dire, vengono date solo ad alcuni e non a tutti”.

“Dobbiamo essere animati, a livello istituzionale – continua Benedetto -, dalla consapevolezza di essere stati chiamati a rappresentare questo territorio, quindi, con precise responsabilità sul suo futuro. Essendo la Basilicata detentrice di una risorsa energetica importantissima, dobbiamo essere noi al timone della nave e non obbedire agli ordini che vengono da sottocoperta. Se non riusciamo come Governo a fare meglio che incassare le royalties, così come da accordi pregressi, che perlomeno parte di esse venga destinata a investimenti formativi sui nostri abitanti, una formazione specialistica indiscutibile che consenta loro di trovare occupazione nel settore dell’estrazione nella loro terra, ancora martoriata dall’emigrazione. Il settore ha ampi margini di sviluppo, anche in termini di filiera e sono convinto che attraverso un partenariato pubblico-privato ed una efficiente cabina di regia con l’Eni si possano trovare le soluzioni che tutti si attendono, in termini di crescita del Pil e di sostenibilità, non solo ambientale ma anche occupazionale. Al 2015, e cioè al raddoppio della produzione, dobbiamo arrivare già preparati – conclude il capogruppo dell’Idv – con risorse professionali capaci e di valore, in grado di entrare a far parte dei cicli produttivi. C’è una incongruenza di immagine che dobbiamo superare: la Regione non faccia la parte dello sceicco agli occhi del Paese, ma nemmeno dello straccione”.

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