Nero su Bianco – Darsi a stabile lavoro

Il  libro di Marco Di Pierro (edizioni Edigrafema) nasce da una ricostruzione archivistica della storia della colonia confinaria dell’agro di Pisticci in epoca fascista. Attraverso documenti e testimonianze inedite, ricostruisce un caso unico oggetto di studio in Italia e all'estero.

“Darsi a stabile lavoro” di Marco Di Pierro (edizioni Edigrafema) nasce da una ricostruzione archivistica della storia della colonia confinaria dell’agro di Pisticci in epoca fascista.
Nel 1926 il regime fascista istituì il «confino di polizia», l’arma silenziosa del regime, una misura restrittiva della libertà comminata per via amministrativa e non giudiziaria.
Nel 1937 l’ispettore Ercole Conti, su incarico del governo, segnalò l’agro di Pisticci tra i luoghi idonei al «graduale concentramento» dei confinati, progetto che fu realizzato dall’imprenditore Eugenio Parrini. Dato che il territorio era paludoso e insalubre, i confinati furono costretti a provvedere con le loro braccia a risanarlo: così trovò compimento l’auspicio fascista di unire «la bonifica agricola e la bonifica umana».
Tra il 1939 e il 1943, col lavoro di circa 2000 confinati e internati vennero bonificati 1500 ettari, creata un’azienda agricola, edificate 38 case coloniche, costruite strade e realizzato un nuovo villaggio. Prende vita così Marconia, la prima città di fondazione fascista nel Sud Italia.
Nel settembre 1943, con la fuga di due internati slavi entrati in contatto con le truppe inglesi appena sbarcate a Taranto, la colonia fu liberata definitivamente e trasformata, per i successivi due anni, in campo profughi, sotto il controllo alleato.
“Darsi a stabile lavoro” porta alla luce documenti inediti e ricostruisce un caso unico oggetto di studio e di attenzione in Italia e all’estero.

    Condividi l'articolo su: