Napoli su occupazione post-laurea e formazione professionale

L'esponente del Pdl:“oggi sono circa 167mila i laureati meridionali che non intraprendono attività di tipo formativo e che si trovano fuori dal mercato del lavoro. In Basilicata c’è chi presenta una realtà percepita differentemente dalla comunità”

“Occupazione post-laurea e formazione professionale. La realtà è dura. L’ultima indagine Almalaurea conferma le criticità di un sistema che penalizza le nuove generazioni. Le università continuano a sfornare disoccupati”. Ad affermarlo il consigliere regionale del Pdl, Michele Napoli che sottolinea come “il divario tra le varie aree del Paese è aumentato notevolmente, basti pensare che un giovane laureato al Nord nel 2008 percepiva una retribuzione maggiore dell’8,2% rispetto ad un neo-laureato del Sud. Oggi la percentuale è aumentata fino a toccare una disparità del 17%. Le più penalizzate sono le donne che arrivano a percepire guadagni netti di appena 830 euro, contro i 1.000 degli uomini. Sicuramente, nel leggere tali dati, non bisogna sottovalutare il contesto socio-economico di ogni singolo territorio, quindi il tasso di disoccupazione, la presenza di infrastrutture idonee al rilancio di un luogo, la disponibilità delle aziende ad investire nei giovani laureati”.

“Analizzando i tassi di crescita delle singole regioni tra il 2001 e 2010, secondo lo Svimez, il territorio lucano – aggiunge l’esponente del Pdl – offre aspettative decisamente drammatiche dal punto di vista occupazionale. La Basilicata registra negli anni presi in considerazione una variazione negativa del Pil pari al -1,3%. Questo la dice lunga sulle prospettive di inserimento post-laurea per i giovani lucani. Oggi sono circa 167mila i laureati meridionali che non intraprendono attività di tipo formativo e che si trovano fuori dal mercato del lavoro, con forti criticità soprattutto in Basilicata e Calabria. Se da un lato il percorso universitario non riesce a garantire un filo diretto con il mondo del lavoro, dall’altro la formazione professionale che dovrebbe adeguare i disoccupati alle nuove esigenze del mercato del lavoro, così come concepita non è altro che un business per pochi a discapito di chi vi partecipa. Molte regioni non sono neanche in grado di valutare il tirocinio al fine di controllare se i corsi siano davvero svolti. Secondo l’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) in Italia la quantità messa a disposizione all’anno è di circa 1,6 miliardi di euro. Detto questo, secondo statistiche effettuate da Unioncamere, in Italia ben 120 mila posti sono rimasti scoperti per mancanza di professionalità idonee: camerieri, operatori informatici, contabili, elettricisti, infermieri, fornai, etc”.

“ Il caso della Basilicata, visti i numeri, è emblematico – conclude Napoli -. Una regione troppo spesso pomposamente indicata come ‘diversa’ per qualità rispetto alle altre realtà del Mezzogiorno. Secondo un’analisi del Sole 24ore, oggi l’esposizione mediatica non paga più senza i fatti. In Basilicata c’è chi si ostina a presentare una realtà percepita differentemente dalla comunità lucana. La politica non può permettersi di continuare ad ingannare i giovani ed illudere le famiglie”.

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