Dichiarazione di Vilma Mazzocco, coordinatore regionale e dirigente nazionale ApI per il Mezzogiorno
L’assemblea del Terzo Polo di domani , all’interno del progetto politico complessivo che con la costituzione del gruppo al Senato ApI-Fli ha fatto un significativo passo in avanti, può diventare una risposta alla crescente domanda di rinnovato impegno dei cattolici in politica e nella società, che negli ultimi tempi si è imposta nell’agenda politica italiana.
Nelle scorse settimane sono avvenuti almeno tre eventi che per il laicato cattolico sono un banco di prova per dare ciascuno il proprio contributo di idee, di impegno, a partire da quella bussola che è la dottrina sociale della Chiesa: l’incontro-laboratorio romano di politici cattolici appartenenti ai diversi schieramenti, presieduto da monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace; il “Manifesto per la buona politica e per il bene comune” che ha visto sempre a Roma l’adesione di tutte le principali sigle dell’associazionismo cattolico italiano; la nuova fase di lavoro del ''Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro'', promosso, già dal 2009, da Mcl, Confartigianato, Confcooperative, Cdo, Cisl, Acli, Coldiretti. In aggiunta, qualche giorno fa, c’è stato un forte richiamo ad una “nuova stagione di impegno dei cattolici” che è venuto dal Presidente Emilio Colombo che ha rotto un lungo silenzio.
Dunque la “mission” che attende l’intera componente cattolica del Terzo Polo è come saldare i movimenti prepolitici, culturali, ideali, sociali e civili, nel pieno rispetto della loro autonomia, al percorso che ci siamo dati per l’attuazione del nostro progetto politico.
La prima e principale ragione per indicare almeno un tratto di strada comune a movimenti e Forum è legata al magistero della “Caritas in veritate” (ma non solo) che ha definitivamente accreditato il valore della libertà e dell’iniziativa economica. L’impresa è il centro del “lavoro dell’uomo” e la sana competizione è il terreno di realizzazione e di verifica quotidiana di quell’impegno. Dopo la grande crisi del capitalismo finanziario, i cattolici hanno il diritto-dovere di promuovere e difendere l’imprenditorialità: che – al pari del “mercato” – è un grande “bene comune”.
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