Il consigliere rivolgendosi al presidente della Giunta De Filippo e all’assessore Martorano chiede il dettaglio del piano di monitoraggio e soprattutto i motivi tecnici e burocratici della mancata prosecuzione
“Sono passati cinque anni da quando la malattia della lingua blu è comparsa per la prima volta nella Confederazione Elvetica diffondendosi in tutta Europa, da allora al fine preventivo sono state realizzate campagne di vaccinazione obbligatorie. La stessa Basilicata attraverso il dipartimento Salute della Regione ha istituito un piano di monitoraggio sierologico per la ‘lingua Blu’ che da informazioni pervenute pare abbia avuto una battuta di arresto, utilizzo il ‘pare’ perché dagli stessi uffici competenti le notizie ricevute sono parziali, confuse e non sufficienti a comprendere i motivi della mancata prosecuzione del piano di prevenzione”. E’ quanto dichiara il consigliere regionale Gianni Rosa (Pdl) il quale sull’argomento ha presentato una interrogazione. Rivolgendosi al presidente della Giunta De Filippo e all’assessore Martorano chiede il dettaglio del piano di monitoraggio e soprattutto i motivi tecnici e burocratici della mancata prosecuzione.
“D’inciso ricordo – sottolinea il consigliere – che la competenza operativa è delle Aziende Sanitarie di Potenza e Matera. Nel frattempo che arrivi la risposta burocratica del Governo regionale, invito l’assessore Martorano ad impegnarsi in prima persona affinché sia sboccato il piano di monitoraggio sierologico per la ‘Lingua Blu’ e ad evitare che in futuro vi siano tali disguidi. Se per la burocrazia sono solo atti scritti, per gli allevatori e gli operatori economici, invece, sono lavoro, produzione, reddito ed economia”.
“E’ inutile ricordare – conclude Rosa – che in questo periodo di crisi, ancora più duro per il Mezzogiorno italiano e per la nostra Lucania, un settore quale quello dell’allevamento bovino già in crisi strutturale risenti ulteriori contraccolpi grazie all’inerzia burocratica. La non attuazione del Piano ‘Lingua Blu’ sta causando problemi all’intera filiera del settore zootecnico con ingenti danni economici agli operatori poiché determina l’impossibilità di poter vendere sul mercato interregionale il bestiame”.