Le dee del grano” approdano a Tricarico — il 5 febbraio alle ore 17:00 presso il Museo di Palazzo Ducale — con la sezione “Terra, lavoro e pane. Forme dell’abitare nel mondo rurale”: la nuova apertura avviene nel momento del vuoto vegetativo seguendo la scansione del ciclo del grano iniziato il 20 dicembre 2025 con la semina e le prime inaugurazioni nelle sedi di Matera, Metaponto, Policoro e Potenza.
Un progetto corale tra natura e musei
“Le dee del grano” è un’esposizione diffusa, che coinvolge i musei dislocati sul territorio lucano seguendo i ritmi della natura: le aperture e le chiusure delle diverse sedi si alternano secondo i cicli vegetativi del grano, mettendo in dialogo musei e territori in una trama condivisa che si sviluppa in parallelo su più luoghi.
Il percorso ha avuto inizio con le sezioni dedicate alle radici e al mito:
- Matera (Palazzo Lanfranchi):“Dee e donne. Sotto e sopra la terra, dalla discesa al ritorno”.
- Metaponto:“Il grano senza le dee”.
- Policoro:“Culti e simboli di Demetra ad Herakleia in Magna Grecia”.
- Potenza:“Terra, radici, memoria e rinascita”.
La tappa di Tricarico
Il percorso si snoda come un racconto che parte dalla terra, intesa non solo come risorsa, ma come spazio vitale in cui fatica e appartenenza si fondono. Attraverso gli attrezzi del lavoro, emerge un legame inscindibile tra uomo, animale e paesaggio: un sistema dove coltivare significa, prima di tutto, abitare la storia.
Dall’aperto dei campi ci si sposta nell’intimità domestica in cui la trasformazione del cibo scandisce il tempo e rivela una cultura della parsimonia, dove ogni oggetto racconta il valore della risorsa e la precisione del gesto quotidiano. Al centro di questo mondo figurano il pane e il vino: più che semplici alimenti, essi sono simboli di giustizia e condivisione che segnano il passaggio dal rurale al sociale, dalla dimensione privata a quella comunitaria dei forni e dei riti collettivi.
Infine, l’esposizione sfocia nel sacro, una dimensione che non resta confinata negli altari ma impregna ogni aspetto dell’esistenza. Tra ex-voto, amuleti e immagini sacre, si svela una religiosità diffusa e arcaica, nata per proteggere la vita dall’incertezza.
Questa visione unitaria tra materia e spirito trova un’eco profonda nelle fotografie di Luigi Spina, dove le forme intagliate nel legno si caricano di umanità, diventando tracce vive di una memoria che interroga ancora il nostro presente.
L’indagine fotografica: tra materia e paesaggio
Con le sue 50 fotografie in bianco e nero, Luigi Spina esplora il senso identitario degli oggetti: il nucleo centrale è dedicato ai marchi del pane, i timbri in legno che per secoli hanno siglato l’appartenenza delle pagnotte alle diverse famiglie materane. Nelle immagini di Spina, le forme del pane e dei manufatti dialogano per assonanza con il paesaggio di Matera: un gioco di superfici, toni e volumi dove il cibo e la terra si specchiano l’uno nell’altra.
Esperienza conviviale
In linea con la filosofia del progetto, che intende connettere il visitatore ai temi della terra, la visita alla mostra sarà seguita da un momento conviviale: un’occasione per unire il gusto al tema dell’esposizione, celebrando attraverso una degustazione raffinata il valore del pane e del vino come segni di condivisione e appartenenza culturale.
Il cammino del grano: le future tappe tra fioritura e raccolto
Successivamente all’apertura di Tricarico il cammino della mostra Melfi nella stagione dei germogli, quando la vita torna a farsi visibile; Grumento nel tempo della mietitura e del raccolto, momento culminante del ciclo; e, infine, il Museo Diocesano Matera (MATA), che accompagna l’avvio della nuova semina, segnando il passaggio dal compimento a un nuovo inizio.
Le dee del grano diventa così un modo per vedere, ascoltare e sentire la Basilicata come un unico paesaggio narrativo, in cui ogni tappa è una soglia e ogni stagione un capitolo di una stessa storia condivisa.
Evento ad ingresso libero.