Lavoro, Autilio: ”Approvare Piano pluriennale”

Per l’esponente dell’Idv “le ultime due indagini di Unioncamere confermano la necessità dell’approvazione del Piano regionale del lavoro, uno strumento che dia organicità alla programmazione della spesa comunitaria in ogni settore”

“Le ultime due indagini di Unioncamere, a distanza di poche settimane l’una dall’altra, sul mercato del lavoro ci confermano le criticità da superare, criticità che nella nostra realtà economico-produttiva hanno aspetti e caratteristiche specifici. I dati più significativi sono così sintetizzabili: sei imprese su dieci preferiscono fare affidamento su conoscenze personali per assumere nuovo personale, piuttosto che affidarsi ad agenzie di lavoro interinale, centri per l’impiego o alla valutazione dei curriculum vitae dei candidati; la ‘ricetta’ per avere ancora qualche chance da parte dei nostri giovani è quella di individuare dei percorsi di specializzazione, puntare ad acquisire esperienza, soprattutto con stage e tirocini, dimostrare di avere capacità di lavorare sia in gruppo che in autonomia e di affrontare e risolvere i problemi. Insomma, integrare il proprio ‘curriculum’ e dare così un volto e un nome a quelle professioni per laureati e diplomati che ancora oggi risultano ‘introvabili’”. Sono queste le considerazioni del consigliere regionale Antonio Autilio (Idv) per ribadire “la necessità che tra le priorità dell’agenda del nuovo anno per la Giunta regionale e la maggioranza di centrosinistra deve trovare posto l’approvazione del Piano pluriennale del lavoro. Uno strumento – precisa – di cui non possiamo più fare a meno per una lettura aggiornata delle dinamiche del mercato del lavoro e per dare organicità alla programmazione della spesa comunitaria in ogni settore, rapportata alle figure professionali richieste, come ad ogni progetto di sviluppo e di formazione professionale”.

“Non basta prendere atto che rispetto al 2009 l’uso del ‘canale informale’ per le assunzioni ha registrato un enorme aumento, essendo passato dal 49,7 percento al 61,1 percento. Il motivo ce lo spiegano gli esperti di Unioncamere: ‘Il clima economico ancora incerto spinge evidentemente le imprese alla massima cautela nella selezione di nuovi candidati: la conoscenza diretta, magari avvenuta nell’ambito di un precedente periodo di lavoro o di stage, e il rapporto di fiducia da essa scaturito diventano quindi premianti ai fini dell’assunzione’. Questa prassi consolidata che – aggiunge Autilio – non ha nulla a che fare con la meritocrazia e la pari opportunità che devono essere sempre la ‘bussola’ su cui orientarci senza deroghe e senza rassegnarci alle conclusioni dello studio Unioncamere, vale soprattutto per le imprese fino a cinquanta dipendenti, che da noi sono la grande maggioranza. Nel caso di imprese più grandi, infatti, le figure deputate a selezione e assunzione si basano di più sui curriculum (magari ripescati anche dal database interno) piuttosto che al canale informale. Quanto alle figure professionali richieste, il 2011 sembra essere l’anno della scoperta delle lauree triennali. Dopo un biennio di flessione nelle preferenze espresse dal sistema produttivo, questo titolo di studio torna a crescere nelle preferenze delle imprese. In realtà, ciò è l’effetto di due fenomeni: la riduzione della quota di assunzioni di laureati per le quali la durata del corso viene ritenuta irrilevante, che passa dal 37 per cento del 2010 al 33 per cento del 2011; l’aumento effettivo delle assunzioni previste di laureati di corsi triennali che salgono dal 19 per cento dello scorso anno al 24,5 per cento di questo, mentre la quota relativa alle entrate di laureati di corsi specialistici quinquennali si riduce di 2 punti percentuali (dal 44 al 42 per cento). Tra i due tipi di corso, però, il rapporto rimane ancora squilibrato a favore delle lauree lunghe, in particolare per le aree disciplinari più specialistiche (scientifica, economica e ingegneria). Nella classifica delle professioni per le quali sono richiesti laureati, spiccano quest’anno quella di infermiere, educatore professionale, sportellista bancario, sviluppatore di software e progettista meccanico. Tra i diplomati, i più richiesti dovrebbero essere gli indirizzi amministrativo e commerciale (al quale le imprese destinano il 28 per cento delle assunzioni previste, un punto percentuale in meno dello scorso anno), seguiti dagli indirizzi industriali, dagli indirizzi terziari e dagli indirizzi liceali e artistici. Diminuisce di un punto percentuale e mezzo, invece, la richiesta di diplomati senza indicazione di indirizzo, assommando, comunque, quasi il 37 per cento della domanda proveniente dalle imprese. I diplomati sono soprattutto richiesti come commessi di negozio, segretari, addetti alla contabilità, addetti alle vendite della grandi distribuzione e addetti all’amministrazione. A prescindere dal titolo di studi conseguito, le imprese nel 2011 richiedono ai candidati all’assunzione anche una serie consistente di competenze personali, spesso anche alla base di quel disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che – conclude Autilio – è l’elemento sul quale deve svilupparsi la nostra iniziativa, rafforzando le esperienze di apprendistato, azioni scuola-lavoro, work experience”.

    Condividi l'articolo su: