“Totalmente infondata la ricostruzione su un’ipotetica fase di crisi dell’azienda nell’iter di avvio e avanzamento dei lavori di cablaggio”
“Matera figura nel piano di copertura di Open Fiber con fondi interamente privati insieme alle altre 270 principali città italiane. Allo stato attuale, risultano cablate e già attivabili (quindi con la possibilità di accedere subito ai servizi di connettività a 1 Gigabit al secondo) oltre 23mila unità immobiliari sulle circa 25mila progettate. Il piano di Open Fiber prevedeva inizialmente una copertura di 19mila unità immobiliari, la risposta degli utenti è stata entusiasta e per questo motivo si è deciso di estendere la copertura alla quasi totalità delle unità immobiliari cittadine. Tutto grazie a un investimento interamente privato di circa 9 milioni di euro, senza alcun costo per le casse comunali. La convenzione di durata triennale siglata nel marzo 2017 con l’amministrazione municipale nasce quindi dal fatto che Matera è appetibile dal punto di vista commerciale per gli operatori partner di Open Fiber, indipendentemente dalla Capitale europea della Cultura. Con i lavori pressoché terminati si sta procedendo seguendo la normativa di settore richiamata in convenzione, senza necessità di rinnovo di quest’ultima”.
Lo si legge in una nota della società Open Fiber in risposta alle dichiarazioni del consigliere regionale Vincenzo Acito.
“Totalmente infondata – continua – è poi la ricostruzione su un’ipotetica fase di crisi dell’azienda paventata dall’ex assessore Enzo Acito coinvolto direttamente, ai tempi del suo precedente incarico al fianco del sindaco Raffaello De Ruggieri, nell’iter di avvio e avanzamento dei lavori di cablaggio: l’emergenza coronavirus ha visto Open Fiber in prima linea nella digitalizzazione del Paese, con oltre 60 assunzioni – anche in Basilicata – proprio durante i mesi più critici del lockdown. Nel frattempo, gli azionisti di Open Fiber (Enel e Cassa Depositi e Prestiti) hanno già approvato il nuovo piano industriale con l’aumento di capitale necessario a estendere ulteriormente le attività di cablaggio in altre aree del Paese. Zone ancora in digital divide per i mancati investimenti in infrastrutture registrati nel corso degli ultimi decenni, non certo a causa di un’azienda come Open Fiber nata alla fine del 2015 e operativa sul campo dal 2017”.
“In relazione al Piano banda ultra larga – prosegue la nota – che riguarda Matera per meno di mille unità immobiliari, è falso affermare che Open Fiber abbia applicato un ribasso del 52 per cento sulle gare bandite da Infratel: il dato reale si attesta sul 9 per cento perché, come esplicitato nel bando stesso, dall’offerta andava scomputato il ricavo previsto sulla gestione in concessione dell’infrastruttura. In più, per quanto riguarda le zone più periferiche e rurali della città ricomprese tra le cosiddette ‘aree a fallimento di mercato’ e quindi oggetto dell’intervento pubblico, Matera è stata una delle prime località italiane a ottenere il collaudo di Infratel e a veder partire la vendibilità. Non c’è quindi area della città attualmente scoperta da servizi di connettività a banda ultralarga fino a 1 Gigabit al secondo, a parte i Sassi per cause indipendenti dalla volontà di Open Fiber”.
“Open Fiber – si legge ancora – avrebbe cablato senza problemi e con entusiasmo i Sassi, ma i blocchi burocratici imposti nel rilascio di alcune fondamentali autorizzazioni hanno costretto l’azienda a rivedere i suoi piani: queste difficoltà si sono tradotte nella rimodulazione in un’altra zona della città della copertura di circa 2000 unità immobiliari già progettate e finanziate. Iniziativa, è opportuno evidenziarlo, del tutto legittima a fronte di un investimento interamente privato. La paventata quanto inesistente crisi aziendale tirata in ballo non ha quindi nulla a che fare col mancato cablaggio dei Sassi”.