Il Comune di Tito e lo Sportello immigrati del Marmo Melandro hanno lanciato un bellissimo segnale all’intera regione con l’iniziativa “Quando l’immigrazione produce integrazione”, che ha visto riempire Via Roma di mille colori, di canti ed enogastronomia etnica per un’immersione in tante culture diverse. Una bella serata all’insegna dello scambio interculturale, in cui però non sono mancati segnali di allarme sul tema dell’immigrazione.
Pietro Simonetti, Coordinatore del Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice”, è l’ispiratore di una proposta di legge in materia di cittadinanza sociale: “E’ necessario integrare una legislazione regionale ferma al 1996. E c’è un problema oggettivo legato alle risorse finanziarie: nel 2010 il Dipartimento Sicurezza Sociale della Regione ha impegnato e speso 1.250.000 euro sul capitolo dell’immigrazione; quest’anno, da quanto mi risulta, ce ne sono appena 15.000. C’è il rischio concreto di chiusura degli Sportelli, così importanti sotto il punto di vista dell’erogazione dei servizi ai migranti. Ce ne sono 42.000, in Basilicata, di cui solo 14.000 regolari. Bisogna normare e qualificare il lavoro dei mediatori culturali ma, soprattutto, si deve operare un cambio di mentalità tra le famiglie lucane. Bisogna trattarle bene, le assistenti domiciliari, altrimenti verranno attratte dalle aree metropolitane e l’assistenza agli anziani si tramuterà in una nuova assoluta emergenza. Nei prossimi 10-12 anni rischiamo di perdere 70.000 persone, se non intercettiamo al meglio i flussi di migranti, che sono certamente una risorsa”.
“Non si può far lavorare le assistenti familiari 24 ore su 24 dando un compenso orario minimo – rilancia Lucrezia Bencivenga, responsabile dello Sportello Immigrati del Marmo Melandro, che lavora sul fronte dell’assistenza legale e della consapevolezza lavorativa, ma anche sul piano dell’integrazione culturale -. Attenti alle nuove schiavitù”.
Per fortuna ci sono anche casi di integrazione positiva e propositiva: “A Tito ci sono oltre 230 immigrati, che convivono con una comunità aperta e accogliente – dichiara Fausto Santarsiero, assessore alle Politiche Sociali del Comune -. Fino a qualche anno fa arrivavano solo donne, come assistenti familiari; oggi ci sono molti nuclei familiari. E una famiglia ha addirittura deciso di acquistare casa, a dimostrazione del clima positivo che si respira”. Pasquale Scavone, sindaco della Città di Tito: “Il processo di integrazione è lungo e complesso e presuppone una vicendevole volontà di adattamento. Le idee e la buona volontà, però, non bastano, se manca un intervento delle istituzioni sovracomunali in termini di risorse finanziarie, sia pure in un contesto difficile come quello attuale. I Municipi dovranno svolgere ruoli diversi e i sindaci dovranno fare delle scelte, scegliendo le priorità. Tito, da tempo, ha deciso di dare una linea preferenziale a questo tema e continueremo a lavorare con sempre maggiore impegno”.
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