“Giampiero Maruggi è il profilo giusto per guidare Sviluppo Basilicata ma il problema è quale mission affidare ad una società che ha chiuso l’ultimo bilancio con un passivo di 800 mila euro”. Lo afferma Gennarino Macchia, segretario generale della Fiba-Cisl Basilicata, che conosce bene la situazione di Sviluppo Basilicata e lancia un messaggio al nuovo amministratore unico: “È quanto mai opportuno – sostiene in una nota – incontrare i sindacati per parlare di piano industriale e di come rilanciare la società. La situazione finanziaria non è delle migliori: crediti non pagati e penuria di commesse da parte della Regione Basilicata, unite alla mancanza di un disegno strategico, rendono il futuro di Sviluppo Basilicata tutt’altro che sicuro”.
“Del progetto di fare della società una vera e propria agenzia di sviluppo territoriale, annunciato dal governatore Pittella nella seduta di insediamento – continua Macchia – è rimasto poco o nulla. La nomina di Maruggi è un segnale incoraggiante, perché pone a capo di Sviluppo Basilicata un professionista con una solida esperienza nel settore finanziario, ma è la Regione che deve esplicitare mission, obiettivi e risorse per dare sostanza all’idea di fare di Sviluppo Basilicata uno strumento strategico per lo sviluppo locale, in grado non solo di esercitare il core business storico, quello di finanza agevolata d’impresa, ma anche di svolgere, come il suo ex azionista Invitalia, la funzione di promotore del territorio e di attrattore di investimenti in una regione che da troppi anni segna il passo in fatto di nuove iniziative produttive. Perché non coinvolgere Sviluppo Basilicata – si chiede il segretario della Fiba – nei processi di riconversione industriale delle aree di crisi con strumenti innovativi di programmazione negoziata? Con Maruggi si chiude il lungo interregno di Ricciuti, caratterizzato da poche luci e molte ombre, e ci auguriamo che si possa aprire una fase nuova in cui valorizzare il grande patrimonio di risorse umane che opera dentro Sviluppo Basilicata. Quello che non possiamo permetterci – conclude Macchia – è di continuare l’andazzo degli ultimi anni, perché vorrebbe dire compromettere il futuro della società e disperdere un patrimonio di esperienze, competenze e know how che ha pochi eguali nel panorama delle società pubbliche lucane”.
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